Se ti dico povertà tu a cosa pensi?

Ci siamo interrotte mentre dicevamo che…

Povertà significa anche assenza di istruzione. Più ci si allontana dalla capitale, più le scuole governative diminuiscono e con esse, sembrerebbe, anche la volontà di educare. Sentiamo parlare di bambini che seguono le lezioni per qualche ora, poi vengono spediti dal professore a cercare qualcosa al mercato oppure direttamente a casa. Fortunatamente a Milola ci sono la Sanjo Pre and Primary School e la Fr Jose Kaimlett Memorial Secondary School gestite da Sr. Sole Maria e da Sr. Reena, che essendo private garantiscono un ritmo più stabile e continuativo, oltre al fatto che utilizzano l’inglese come lingua principale per l’insegnamento. Con grande piacere incontriamo per la prima volta gli alunni della Primary, seduti belli composti sui banchi che i nostri atletoni di “I Run for Find The Cure” ci hanno aiutato ad acquistare!!
Asante sana da tutti i piccoletti!!

Facendo capolino nella Secondary notiamo con piacere che anche qui le classi si sono ingrandite. Alcuni studenti arrivano da lontano, addirittura da Dar Es Salaam, perché, ci dicono, i genitori pensano che sia una scuola molto valida. Altri provengono da scuole statali e notiamo subito la difficoltà nell’esprimersi e nel comprendere l’inglese. Meno male che possono contare sulla solidarietà dei loro compagni e siamo certe che in poco tempo diventeranno completamente autonomi. Come di consueto il nostro arrivo coincide con il periodo di esami, ma hakuna matata, ci inventiamo delle attività extra scolastiche e poi condensiamo tutte quelle scolastiche nei due giorni a disposizione: yoga al risveglio, lavoretti manuali, giochi cooperativi, momenti di riflessione e altri più spensierati, accompagnati da musica, giochi e balli in gruppo!! Che gioia poter passare del tempo insieme e vedere il loro entusiasmo per tutto quello che proponiamo!

Nel trascorrere questi giorni a Milola ci ritorna in mente la realtà di Msolwa agli inizi: pochi studenti, poche classi e ostelli semivuoti, ma Fathers e Sisters già pronti e motivati ad accogliere il più gran numero di bambini.
Per ora il 2024 porterà 50 letti a castello per l’ostello femminile e maschile della Primary School, inaugurato a settembre 2023, per poter accogliere gli studenti che provengono dai villaggi più lontani.
Hongera sana Milola!!

Povertà si traduce anche nell’impossibilità di accesso alle cure. Durante la nostra permanenza al dispensario notiamo che l’affluenza è scarsa. I motivi sono tanti, ma basta porsi due semplici domande per avere qualche risposta. Quando non si hanno i soldi per pagare le spese mediche, chi non darebbe priorità al lavoro per potersi guadagnare quei soldi? E quando a casa si hanno delle bocche da sfamare, cosa diventa più importante? La salute del singolo o il benessere della famiglia?
Notiamo invece con gioia che la RCH (Reproductive and Child Health) è gremita di mamme che portano i loro bimbi avvolti nei kanga colorati per il controllo del peso, della crescita e per l’esecuzione delle vaccinazioni. Le vaccinazioni sono fornite gratuitamente da parte del governo.
Sister Anupa, infermiera ed ecografista, ci racconta che due settimane fa è arrivato un ragazzino di 13 anni per un trauma a livello del fianco sinistro. Grazie alla presenza di un ecografo e di due dipendenti che sanno utilizzarlo, hanno fatto diagnosi di ematoma splenico e hanno potuto inviare il paziente al San Francis Hospital di Ifakara dove è stato sottoposto a splenectomia d’urgenza senza ulteriori conseguenze. Durante la nostra attività al dispensario abbiamo avuto l’occasione di vedere questo paziente, recatosi qui per il controllo della ferita chirurgica. Possiamo quindi toccare con mano l’importanza di queste strutture che offrono un primo aiuto basico, ma di fondamentale importanza, alla popolazione dei villaggi rurali.

Povertà, inoltre, significa scontro tra teoria e realtà, come quella che scopriamo proprio stamattina. Con l’intenzione di raggiungere uno dei tanti millenium goals dell’agenda climatica, a partire da febbraio la combustione di carbone per cucinare non sarà più possibile in Tanzania. Ovviamente il processo sarà graduale e il governo si è dato un anno per poter raggiungere quest’obiettivo. Ci chiediamo, però, come riusciranno a far sì che la gente dei villaggi rurali cominci a economizzare per sostenere il costo di una bombola di gas (58.000 tsh, l’equivalente di 21 euro)? E come spiegare al venditore di carbone che deve trovarsi un’altra attività economica perché ben presto la sua sarà illegale? Solo il tempo potrà rispondere ai nostri quesiti.

La lista delle ripercussioni della povertà potrebbe continuare ancora, perché tanti sono i fattori connessi. Vorremmo concludere con un monito rivolto a chi governa questo paese, ma che in realtà vale per tutti coloro che credono nel cambiamento. Se per poter avanzare bisogna uscire dallo status quo e porsi nuove sfide, è altrettanto importante che il progresso possa (e debba) essere pensato in maniera diversa, cominciando dal tener conto di tutte le realtà del paese e tutti gli attori in gioco.

Perché anche se probabilmente non sarà mai esente da contraddizioni,
“un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti” (cit. Peter Marshall).

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2 pensieri su “Se ti dico povertà tu a cosa pensi?”

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