MILOLA, una di tante.

Partite con l’idea di essere accolte dalla solita afa soffocante di Milola, ci accorgiamo presto che il cambiamento climatico sta davvero avvenendo su scala mondiale.

Sulla strada da Msolwa a Milola quello che colpisce è il verde acceso del paesaggio, frutto delle abbondanti piogge dell’ultimo mese, cosa anomala per questo periodo dell’anno. L’acqua ricopre interamente i campi che vediamo scorrere dal finestrino, creando enormi pozze a bordo strada.

Sorridiamo vedendo i bambini pescare o nuotarci dentro, ma allo stesso tempo siamo coscienti che qualcuno sta soffrendo per questa abbondanza: strade inagibili, villaggi dell’entroterra ancora più isolati, case di legno e fango che si sfaldano e raccolti stagionali che vanno a male.

Molti sono i pasti duranti i quali Father Lourduraj e Father Shijin ci raccontano di quante famiglie a Milola e nei villaggi limitrofi avrebbero bisogno di un aiuto. Aiuto che dovrebbe venire dallo Stato, ma come sempre le priorità del popolo non sono le stesse dei governanti e a stare bene sono sempre in pochi. Ma siccome Lourduraj è un uomo pragmatico, non perde tempo e ci propone subito di entrare nel vivo di una di queste realtà, non troppo lontano da Milola. Ed è così che ci ritroviamo a Tulizamoyo. In kiswhaili Tuliza significa sentire e moyo vuol dire cuore. Quindi letteralmente il significato di questo villaggio sarebbe sentire il cuore, ma a noi sognatrici romantiche piace pensare che la traduzione sia sentire con il cuore.

La distanza da Milola è di soli 17 km, il problema è che per percorrerla bisogna possedere o due ruote, come noi fortunati che l’abbiamo fatta in moto, o due buoni piedi, come la maggior parte delle persone che incrociamo sul cammino. Tulizamoyo ospita perlopiù le famiglie della tribù Sukuma, originaria delle foreste di un altro villaggio, Itabanido, ma le cui terre sono state recentemente reclamate di proprietà governativa. Senza pensarci due volte, le loro case sono state rase al suolo, costringendo così centinaia di famiglie a spostarsi. I Sukuma, però, vivendo principalmente di pastorizia e agricoltura, stanno faticando a ricostruirsi una nuova vita altrove, perché il costo delle terre è troppo elevato.

Alcuni hanno trovato asilo a Tulizamoyo, il cui centro parla da solo: piccolissimo, composto da case di legno e paglia (rarissime quelle in cemento), una scuola elementare e pochi negozietti che vendono beni di prima necessità. L’acqua viene pescata da un pozzo, ma non è pulita, perché per scavare in profondità e pompare serve la corrente. La linea elettrica si interrompe 7 km prima.

In Tanzania l’accesso all’elettricità è uno dei fattori legato alla povertà e nonostante i progressi fatti negli ultimi anni rispetto ad altri paesi situati nella zona sub-sahariana, il divario tra zone rurali (24,5%) e zone urbane (73,2 %) rimane ampio. Per non parlare dei costi di copertura e connettività della rete elettrica! Il sogno di Lourduraj e Shijin è di dotare le famiglie di Tulizamoyo di un kit di pannelli solari e lampadine, che, una volta installati, permetterebbero di illuminare le case e darebbero ai bambini la possibilità di studiare anche dopo il tramonto. Perché la priorità per gli abitanti di realtà come quelle di Milola, Tulizamoyo e tante altre, è di sbarazzarsi di quell’etichetta di “povertà” che tanto pesa e tanto influisce sulla lunga lista di problematiche connesse.

Al primo posto troviamo i tassi di natalità e mortalità neonatale e infantile. Lo possono testimoniare Elena e Alessia, che passando qualche giorno al dispensario di Milola, vengono colpite dai tanti libretti di gravidanza nei quali sono segnati il numero medio di parti per donna (sei) e la distinzione tra numero di bambini nati vivi oppure morti per aborto spontaneo, neonatale… Per ovviare in parte a questo problema decidiamo di dedicare una mattinata alle tecniche/manovre di BLS neonatale con tutto il personale del dispensario. Siamo comunque contente di vedere che la struttura sta ampliando l’offerta dei servizi forniti alla comunità e la sua nomea si espande; tanto che cominciano ad arrivare dei pazienti dai villaggi vicini, nonostante sian già presenti altri dispensari.

Povertà significa anche assenza di istruzione. Ma qui c’è già abbastanza da digerire e noi dobbiamo andare a giocare coi bimbi, quindi stay tuned, perché la lista continua.

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