Non si vive di solo pane

Yolenda e Yovina sono sorelle, le abbiamo viste crescere qui a Msolwa nel susseguirsi delle nostre missioni. Non conosciamo tutta la loro storia nei dettagli, ma sappiamo che, rimaste orfane in tenera età, sono state accolte dal vescovo di Mahenge prima e dall’ostello di Msolwa Ujamaa dopo. Da questo momento siamo entrati in gioco noi, come Find the Cure, e voi come sostenitori del supporto a distanza.

Grazie a questo programma Yolenda e Yovina hanno avuto la possibilità di studiare nella Primary e Secondary School di Msolwa. Oggi le ritroviamo nella Form 4 l’ultima classe che chiuderà il loro ciclo di studi qui. Come loro, tanti altri studenti di questa scuola beneficiano del vostro sostegno. Alcuni hanno perso la famiglia, altri semplicemente non hanno abbastanza risorse economiche per pagare la retta scolastica. Tutti però hanno voglia di proseguire gli studi e imparare l’inglese che sarà il loro trampolino di lancio per il futuro, qualunque esso sia. Proprio oggi facendo capolino in ospedale (Good Samaritan Hospital) ci informano che Regina, una ragazza uscita dalla Secondary School qualche anno fa, ha cominciato a lavorare presso di loro come clinical officer.

Sono storie come queste, come quelle di Yolenda, Yovina e tanti altri che rientrano nel sostegno a distanza che ci fanno capire l’importanza del progetto: ogni contributo, anche se piccolo, può fare la differenza. Inoltre sappiamo che ad occuparsi dei ragazzi c’è tutta una squadra di insegnanti, personale tecnico, amministrativo, sisters e fathers che operano sotto l’occhio attento e benevolo di Father Manoj.

Con Manoj collaboriamo dal 2008 e la sua storia la conosciamo meglio. E per raccontarla ci vorrebbe un’enciclopedia intera! In effetti più passano gli anni più ci rendiamo conto dell’enorme lavoro di cui si prende carico. Se traduciamo Find the Cure in italiano otteniamo “trova la cura “, in Manoj vediamo la concretizzazione di questa frase, perché ogni sua azione, ogni sua decisione vengono effettuate con la determinazione che tutti – bimbi e bimbe, ragazze e ragazzi, corpo studentesco, confraterniti e addirittura la comunità del villaggio – possano trarne un beneficio. Rimaniamo affascinate dalla sua lungimiranza e perseveranza.

Sembra che la sua mente non stacchi mai, instaurando così un effetto a catena per cui ogni idea ne genera un’altra, senza freni, neanche di fronte agli imprevisti (che pochi non sono!).
Così non appena arrivate a Msolwa scopriamo le novità dell’anno:

  • Il progetto fattoria si espande e permette di produrre latte e carne a sufficienza per variare l’alimentazione dei ragazzi dell’ostello.
  • Idem per i campi di mais e di canna da zucchero.
  • Martedì abbiamo partecipato all’inaugurazione dei futuri laboratori di chimica e fisica e da quest’anno un corso di scienze animali verrà inserito nel programma di studi della Secondary School
  • E dulcis in fundo, una macchina del pane è stata recentemente acquistata per produrre il pane da distribuire due volte a settimana durante la ricreazione.

E ovviamente Manoj ne ha ancora altri in cantiere!

La campanella suona. Sono le 10h30, è il momento della ricreazione. Mentre assistiamo alla distribuzione del pane un pensiero di E. Bianchi riecheggia nelle nostre menti:

“A tavola si impara che non di solo pane vive l’uomo. Da piccoli abbiamo bisogno che qualcuno ci dia da mangiare, da adulti di qualcuno che con il cibo esprima il suo amore; abbiamo bisogno di dire grazie e di capire che ciò che mangiamo è anche dono che ci viene fatto. Per questo la tavola è il luogo della celebrazione della vita, della condivisione, è il luogo in cui invitare altri: la tavola non è mai per uno solo, ma è per la fraternità, l’amore, l’umanizzazione. E il pane troneggia su di essa per essere condiviso: per nutrirci e, insieme, ricordarci che non viviamo di solo pane. “

Grazie Manoj per essere sempre sul pezzo!

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