Sai che ti dico?? Spero tu rinasca scavatore di pozzi.

 

Questo post non è ispirato dai ricordi dell’Africa che porto nel cuore in ogni istante della mia vita e che si fanno più intensi a ridosso di un rientro da missione, no, questo post è ispirato da uno di quei meme idioti che circolano sui social  e che vi sarà capitato di vedere:

foto di anziano “lui è Gino, 93 anni. Ha lavorato tutta la vita e lo Stato gli ha tolto tutto, la casa etc etc…e vive in auto”, appena sotto la foto di un ragazzo africano “ nigeriano, 20 anni, non ha mai fatto niente  nella sua vita e lo Stato gli ha dato hotel 5 stelle, Iphone e 30 euro al giorno”

Questi meme sono talmente stupidi e facinorosi che cerco di ignorarli totalmente ma, questa volta, a colpirmi  è stata la frase: “non ha mai fatto niente dalla mattina alla sera “, che si va a unire a un’altra frase che ho sentito in questi giorni che diceva pressappoco così: “beh ma tanto si sa che l’uomo in Africa non lavora “.

Quindi nell’ immaginario collettivo, l’Africa è un paese dove gli uomini stanno bellamente sdraiati sotto una pianta di mango a prendere il fresco e la baracca va avanti grazie alle donne. Mancava giusto un luogo comune.

Le donne salveranno l’Africa, di questo ne siamo convinti, ma gli uomini, esattamente come le donne, iniziano a spezzarsi la schiena quando sono ancora bambini. L’apprendista  meccanico  di Kassaro, chi se lo dimentica? 7 anni e  un taglio lungo il piede con  strato di grasso di auto così spesso da rendere impossibile la medicazione. Le sue mani erano secche e ruvide, come quelle di Gino, il 93 enne italiano.

I bambini della scuola del sarto  Moribà cuciono fino a tarda sera, tenendo una pila in bocca per illuminare il lavoro.

Migliaia i bambini che lavorano nei campi e  guidano carretti con muli. I bambini pastore di Simalè in Kenya. Cosa pensate, che una volta diventati adulti si siedano sotto quella famosa  pianta a bere the con latte di cammella?

Ad Aprile tre finders ed io siamo state in Mali.

Il fulcro della missione  era seguire gli scavi di un pozzo. Ho sempre desiderato assistere al momento dell’arrivo dell’acqua, vivere la gioia del villaggio, i balli,  le danze. Destino vuole che io abbia sempre visto il pre pozzo , quando valuti che il villaggio ne ha bisogno, e il post, quando il pozzo ha già la sua pompa manuale.

La storia del villaggio di Niamafè è stata particolare, avremmo dovuto fermarci un paio di ore per vedere lo scavo e invece ci siamo fermate 4 giorni per il semplice motivo che non si trovava l’acqua, nonostante lo studio  idrogeologico.  4 giorni vissuti con il villaggio e in qualche modo con gli operai, sei  ragazzi ventenni.

Avete mai visto  scavare un pozzo con una trivella in Africa?

C’è una fase iniziale, dove si trivella nella terra, dai tubi inizia a uscire fango, che può diventare un problema se le tue calzature sono infradito, sandaletti da spiaggia  o niente. Inizi a sprofondarci in quel fango, ora dopo ora sempre di più. Quel fango ti si indurisce sul corpo e ti fa sembrare una statua di argilla. Poi si inizia a trivellare la roccia e li tutto cambia, il fango ti abbandona e prende posto la polvere di roccia, bianca, sottile. Ti avvolge e la respiri.

Ad un tratto sei ricoperto di bianco. Sei passato dalla statua di argilla a quella di gesso. Non hai maschere per proteggerti e, in quella nuvola bianca, ti ci devi buttare per forza, per liberare i tubi dalla polvere che si accumula.

La polvere di roccia di mischia al fango, a volte ci scivoli dentro…visto da fuori può sembrare un girone dell’inferno.

Ma come faranno a togliersi tutto quello strato? A Niamafè non c’è nemmeno l’acqua, va beh c’è quella dei pozzi scavati a mano, certo che farsi una bella doccia  è tutta un’altra cosa, sai quella doccia che apri appena la bocca e l’acqua la puoi anche bere un pò , quella doccia che ti toglie via la stanchezza..

Sono le tre e mezza di notte, si interrompono gli scavi. L’acqua  non c’è, continuiamo domani. Noi non sappiamo se piangere per l’assenza di acqua o per loro, gli operai. E così piangiamo per entrambe le cose.

Quindi ora che fanno?Vanno a lavarsi?

No, non ci vanno. Entrano in una tenda a igloo, che in confronto quelle di Decathlon sembrano delle suite. Sono talmente stanchi e sfatti che non hanno nemmeno più la forza di togliersi quella corazza di terra e roccia che li ricopre.

Alla fine Niamafè, dopo tre giorni di trivellazione e fatica,  ha avuto il suo pozzo.

Il minimo che potevamo fare era andare da questi ragazzi e stringere  loro le mani e dirgli grazie. Ora sono tutti ripuliti, hanno vestiti puliti, mani che sembrano di cartavetro e un sorriso timido. Sono alti e muscolosi. Un loro braccio equivale a una nostra gamba.

Se venissero in Italia, metti mai che si stufino di scavare pozzi, troverebbero subito qualche nostro connazionale zelante  pronto a far notare quanto siano muscolosi e palestrati, questi africani che invadono la nostra bella terra.

Beh ma sai che ti dico? Che in un’altra vita spero tu rinasca scavatore di pozzi. In Africa.

 

Vicepresi FTC

 

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