Italia – Tanzania: una lettera a più mani

Una lettera a più mani per ringraziare tutti i sostenitori della Campagna Solidale In cinque al Tor des Geants per Msolwa.

5 grandi Atleti, davanti a loro un unico sentiero, giornate calde di sole e fredde notti ventose. 150 ore per compiere 330 Km lungo l’Alta Via numero 1 e numero 2 della Valle d’Aosta. Un grande sogno comune che non si ferma con il loro arrivo, ma continua fino a Msolwa Ujamaa in Tanzania per portare mais e riso.

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Attesa – ma quando arriva il 9 settembre?
Ansia – mille dubbi, mi sarò preparato adeguatamente? Ce la farò?

Adrenalina – siamo tutti sotto l’arco di partenza, l’avventura sta per cominciare. Lo speaker annuncia che mancano 10 minuti al via. Un pensiero veloce al percorso per arrivare fino qui, poi si guarda avanti, sempre dritto.

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10 – 9 – 8 – 7 –  6 – 5 – 4 – 3 – 2 – 1 – VIA

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Euforia – sulle prime salite mi sento in gran forma, penso: “sarà una passeggiata!”
Condivisione – quanti allenamenti insieme, dubbi, quesiti. Ora affrontiamo questo viaggio. Marina va, Nadir, Luca e Pier viaggiano insieme, poco dietro Mika.
Amici: un piacere immenso trovarli sul percorso.

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La prima notte arriva, vento freddo in quota, si deve mettere il k-way e accendere le luci frontali. Alla notte segue il giorno, siamo al “day 2” e anche oggi il sole è alto nel cielo. Non abbiamo dormito questa notte, la stanchezza comincia a sentirsi.

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Sonno – canto, urlo, penso alle cose più disparate ma nulla, non passa. Mi dovrò fermare un po’ per riposare.
Sorpresa – ma chi sono quei due nel bosco? Ma sono loro. Mio fratello e mia sorella. Come saranno riusciti a trovarmi in questo vallone sperduto?
Stanchezza – come mai inizio ad essere un po’ stanchino? Poi vedo scritto in base vita, Km 240. Sono un atleta solidale o no? Devo arrivare.

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Sono già passate 80 ore, la metà gara è superata e i nostri Atletoni procedono nella loro impresa. Il tempo regge, compaiono le prime difficoltà fisiche ma la testa c’è. Il pensiero solidale è forte ed è il più grande compagno di viaggio per ognuno di loro. I paesaggi sono impagabili e le Alpi fanno da sfondo ad albe e tramonti da cartolina.

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Dolore – male pazzesco. Mi si è infiammato il tibiale, a me invece compaiono le vesciche, ed io ho i graffi dello zaino sulla schiena. Non ci voleva, arriverò al traguardo? Mancano 70 Km, ce la devo fare. Riesco a trarre forza dal dolore e riparto. Com’è possibile? Quasi non ci credo.

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Si vedono le prime case di Courmayeur, le prime luci. Si entra sull’asfalto. È tutta discesa, facile correre qui. Si attraversa un parco e si sbuca sulla strada dove ancora c’è l’arco della partenza. Manca solo via Roma, la passerella iniziale, 400 metri. In questo tratto, che dura 4/5 minuti, ti passa davanti l’intero Tor, quello che hai fatto in questi giorni, i colli, le salite, le discese, i ristori, le basi vita, i volontari, i bambini. Ma anche i sacrifici che hai fatto per arrivare fino a qui. In 4/5 minuti passano a velocità supersonica le immagini di un anno, forse anche più. Improvvisamente poi compare l’arco giallo, è il momento tanto sognato.

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Lacrime – annebbiano la vista, ma l’emozione no, quella è tangibile. Grazie a chi c’è e a chi c’era, grazie Find the Cure.

Consapevolezza – di avercela fatta mi è arrivata tutta in un colpo all’ultimo colle, il mitico Malatrà, poi la lunga discesa in cui ho rivissuto tutto il mio Tor. In mente ogni sguardo, ogni sorriso ed ogni parola di incitamento e di sostegno ricevuto. Stavo bene e volevo che non finisse più quella discesa. Poi all’arrivo una gioia immensa, tutto il mio paese, i miei amici ed i compagni di avventura di I Run for Find the Cure ad aspettarmi e a togliermi ogni dubbio: la vacanza più bella della mia vita l’ho vissuta sulle mie montagne.

Gioia – ma dove sono? Ah, è l’ultimo Km! Un sacco di gente che mi incita ed applaude. Bimbi delle scuole che danno il cinque. Allora sta finendo il mio viaggio? C’è l’ho fatta. Trattengo a stento le lacrime; parenti, amici, Atletoni e i ragazzi di Find the Cure ad attendermi.
Sono un gigante per davvero.

Correre – L’obiettivo è stato raggiunto, il villaggio di Msolwa Ujamaa ha le sue macchine per la lavorazione del mais e del riso. Correre insieme, correre per una buona causa, correre per chi ha bisogno. Correre.

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