L’ ABOUT di Yasmin, Mission Mali 7

IMG-20151202-WA0021Guardo con l’avidità di chi non vuole perdersi neanche un pezzetto di realtà…due settimane…troppo poco tempo per riuscire a interiorizzare persone, luoghi, odori, sapori e renderli quotidianità…e invece appena messo piede a Kassaro’ questo meccanismo è stato immediato e riuscivo a riconoscere nella novità del luogo un po’ dei luoghi già conosciuti: odori, profumi, rumori che immediatamente toccano quel famoso e remoto angolo della memoria sensoriale e che inevitabilmente innescano ricordi ed emozioni…le scene del mercato, gli sguardi complici e curiosi, gruppetti di bambini, quasi in scala crescente d’altezza, che camminano uno a fianco all’altro per mano, le risate, la musica che fuoriesce dalle televisioni o dalle radioline delle bancarelle lungo la strada o da qualche locale o bottega, l’albero del Mango, del Cajù e quello della Papaia…..e così con naturalezza e velocità la sensazione di essere a casa si è fatta subito strada dentro di me.
Non so per quale strano disegno, ma fin dalla prima volta messo piede in questo affascinante e complesso continente, che per convenzione chiamiamo Africa, la sensazione è stata quella di un ritorno verso un qualcosa di familiare, come se una parte di me avesse sempre abitato da questa parte del mondo pur non essendoci mai stata prima…..e così ogni ritorno è un po’ ricominciare a respirare a pieni polmoni, nonostante la polvere e lo smog di alcune capitali africane, tipo Bamako, spesso ti impediscano questo istinto.
Il Mali è uno di quei paesi che da sempre mi incuriosiva e che faceva parte della mia lunghissima e personale lista di “paesi da conoscere”; l’opportunità di poterlo finalmente fare e la curiosità di vedere le maternità costruite da Find the Cure e capire quali sfide affronta il paese in termini di salute materno-infantile, sono stati per me una spinta forte che mi hanno permesso di andare oltre alle mie perplessità sulla lingua che non conoscevo o sul fatto che fosse o meno un buon momento per partire.
Se dovessi descrivere quello che è stato per me il Mali con tre parole sceglierei: Lentezza, Condivisione e Fascino.
La lentezza, che per molti può sembrare eccessiva, se paragonata alla frenesia estrema delle nostre vite, io l’ho trovata sinonimo di rispetto e tradizione.
Rispetto per un sole che non perdona e che scandisce incontrastato i ritmi di una giornata e per una natura che qui è ancora LA PROTAGONISTA e non l’arredamento di una casa o lo spazio verde in un mondo di cemento armato; purtroppo anche qui l’accanimento è iniziato e dove ci sono affascinanti colline verdi ti spiegano che è stato scoperto esserci riserve di bauxite e quindi fotografi con gli occhi e con il cuore perché presto quelle colline verranno sventrate.
Ogni spostamento è fatto di lunghi viaggi e polvere, che per noi sono in moto, ma per la maggior parte delle persone si fanno a piedi o con un carretto trainato da muli. Qui la lentezza apre le strade allo Scambio, realtà incontrastata che si parli di merci, di sguardi, di strette di mano o di sorrisi; il tempo per salutarsi anche se non ci si è mai visti prima è un qualcosa di non quantificabile ed è sincero e leale e non si potrà mai essere sufficientemente di fretta per non farlo.
La lentezza è così connessa alla condivisione, condivisione che ha aiutato anche noi in termini di gruppo a staccarci dai mille problemi e preoccupazioni che ci portavamo dietro, ognuno a modo suo, e iniziare a dare spazio a noi stessi e agli altri per conoscerci un po’ di più e metterci in discussione, cosa che è avvenuta diverse volte e spesso è stata innescata dal famoso e mai fuori moda scontro tra titani di “ quello che ci aspettiamo/ immaginiamo e quello che invece è la realtà” con tutte le sue sfaccettature nel bene e nel male…. io continuo a credere nella forza di questa realtà che a volte può destabilizzare, ma che è autentica e unica e che caratterizza l’animo e l’impronta di una società e che comunque ti impone di cercare di capire il vero perché che sta dietro alle cose, liberandoti di tutte quelle impalcature della mente e dell’animo che per natura ci portiamo dietro, o almeno tentare di farlo.
In questa realtà io ho trovato tanto fascino e magia: anziani bellissimi nella loro eleganza e portamento, feste di benvenuto fatte di balli, maschere tribali e tradizioni arcaiche ancora molto sentite, il richiamo del muezzin che scandiva dolcemente i ritmi delle nostre giornate maliane, il momento del crepuscolo che è per me la parte più magica delle giornate africane, dove la luce ha un colore unico e la gente ritorna dai campi e si ritrova lungo la strada che è focolaio di vita.
Questo Mali è stato per me una sana pausa di riflessione dalla mia realtà e una completa apertura e curiosità verso tutto ciò che incontravo, forse più del solito…forse perché sapevo e sentivo che il tempo a disposizione era limitato e così con l’avidità di chi non vuole perdersi neanche un singolo istante, ho assaporato la gioia e la brutalità della vita quaggiù, che molto spesso è una vera corsa ad ostacoli e una continua lotta; quello che secondo me è un ingrediente fondamentale in questa lotta è lo spirito comunitario profondo e intrinseco che qui è all’ennesima potenza e che “noi” distrattamente abbiamo seppellito sotto a un muro di individualismo e diffidenza e che ogni tanto tiriamo fuori quando qualcosa ci colpisce da così vicino da riuscire a scalfire quel muro.
Quello che mi auguro io e di poter continuare a vivere senza permettere a quel muro di trovare fondamenta solide per innalzarsi mattone dopo mattone…senza quel muro vi assicuro che si intravede quel famoso mondo migliore che tanti vorrebbero costruire…io almeno ci provo, io lo voglio vedere.

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