supporting Nepal

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Cari Amici,
molti di voi in questi giorni mi hanno chiesto se siamo in partenza per il Nepal e se facciamo qualcosa. La risposta è no. O meglio, per adesso non partiamo. Per diversi motivi, molti dei quali si annidano nell’esperienza diretta che abbiamo vissuto nel post terremoto di Haiti. Tantissimi soldi, tantissima gente, altrettanta disorganizzazione, risultato tantissimi sprechi. Non solo sprechi, ma fortissimo impatto negativo sulla realtà già disastrata di un post terremoto. Con l’arrivo massivo di persone gli affitti di case e stanze salgono alle stelle per l’aumento della domanda di mercato, vi sono invasioni di fuoristrada con aumento del costo della benzina, un traffico paralizzante, la mancanza di cibo e aumento del suo prezzo, difficoltà di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti organici, vedi colera, e molto altro che ci sarebbe da scrivere un libro, ma poi, per un tacito accordo nel mondo della cooperazione e per non danneggiare il flusso delle donazioni, si finisce per non dire nulla con il rischio di continuare a ripetere gli stessi errori. Ho ancora in mente la frase un pò naif, ma che rende l’idea, dell’economista che al tempo disse “se tutti i fondi ricevuti per Haiti fossero stati divisi e distribuiti in parti uguali per ogni singolo abitante (9 milioni di abitanti) ogni haitiano sarebbe diventato di colpo un medio borghese.”
Inoltre aggiungo, anche se pare brutto, che per il prossimo anno (o forse purtroppo meno, poiché più andiamo avanti, più la velocità con cui si dimenticano le cose sembra aumentare) il Nepal avrà gli occhi del mondo puntati e milioni di fondi, mentre Kassarò, Msolwa, Tuum, Parquati, rimarranno sempre posti ai quali nessuno ci farà caso, pur vivendo quotidianamente situazioni altrettanto gravi ma che non fanno notizia.
Tutto questo però non cancella la domanda: cosa possiamo fare noi per supportare la popolazione nepalese in questo momento così difficile?
Non avendo progetti diretti in Nepal abbiamo escluso subito la partenza “emotiva” (vi consigliamo la lettura di questo articolo: www.theguardian.com/commentisfree/2015/apr/27/earthquake-nepal-dont-rush-help-volunteers-aid?CMP=fb_gu). Crediamo fermamente che in un immediato post terremoto solo coloro che operano nel paese da anni, che hanno mezzi, personale e conoscenza del territorio e grandi ONG dedicate all’emergenza (vedi MSF) possono portare un aiuto concreto senza essere di intralcio. Organizzazione, mezzi e metodo sono requisiti fondamentali. Non è questo il tempo di buoni sentimenti disordinati, di campanilismi, di poter dire c’ero anche io, di caccia alla foto più struggente.
Avendo conosciuto in questi quasi 10 anni di cooperazione tantissime associazioni e progetti sparsi per il mondo, abbiamo così deciso di contribuire in maniera morale ed economica scegliendo un’associazione che fosse presente sul territorio Nepalese da diversi anni, con progetti solidi e strutturati, sia dal punto di vista pratico che amministrativo, e soprattutto che oltre all’emergenza si occupi anche del lungo termine, poichè la fase di ricostruzione dura anni.
La scelta è ricaduta su ASIA, Organizzazione Non Governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri italiano, firmataria del partnership agreement con ECHO, Ufficio per gli Aiuti Umanitari dell’Unione Europea (http://www.asia-ngo.org/j15/) (https://www.facebook.com/ngo.ASIA?fref=ts), presente in Nepal dal 1996. Ci siamo messi in contatto, parlato con la referente di Roma, Linda, ci siamo confrontati e ascoltato il loro operato. Sono in Nepal da quasi 20 anni, il loro direttore Andrea è già a Kathmandu, e in questi giorni si stanno occupando insieme allo staff locale di ASIA di distribuire tende ai senza casa e filtri per purificare acqua, concentrandosi in due quartieri, quello di Boudhnath in città (dove c’è il famoso stupa gigante delle foto) e quello più periferico di Rasuwa, dove il 98% delle case è stato distrutto. Sono stati molto felici del nostro supporto e si sono impegnati a tenerci aggiornati e a rendicontare i fondi inviati, in modo che possiamo a nostra volta rendicontare ai nostri donatori come abbiamo sempre fatto.
Abbiamo così deciso di devolvere l’incasso di 10 giorni ( dal 30 aprile al 9 maggio) di tutte le nostre sedi (Torino, Asti e Ceriale), di tutti i nostri eventi (Partycillina Torino, notte Rosa Albenga, Gran Trail Rensen Arenzano), di tutte le donazioni che riceveremo e di tutte le iniziative che nasceranno, all’associazione ASIA per aiutarli nell’attività che stanno svolgendo in questi giorni in Nepal. Ci occuperemo di rendicontare il tutto e garantire il totale e corretto utilizzo dei fondi. Come medici e infermieri abbiamo dato la nostra disponibilità gratuita alla partenza ma solo a strutture operanti e organizzate sul territorio in caso di richiesta.
Lo abbiamo chiamato semplicemente “supporting Nepal” sperando di poter dare il nostro contributo ad alleviare un minimo la difficoltà del momento che ha colpito uno dei popoli più miti e accoglienti del mondo.

Daniele Sciuto

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