Mission Kenya 2, follow up

Questo è un post che pubblichiamo con un un ritardo di qualche mese, lo ha scritto Elena ad agosto, in Kenya.

Punto di distribuzione acqua a Lodungokwe

Tutto era cominciato come una non – missione, ma un viaggio per realizzare un grande sogno che mia madre, Clara, teneva nel cassetto da quando era ragazzina: “andare in Africa e mettersi al servizio della gente”. E allora perché non portarla dove Find the Cure ha realizzato progetti umanitari, ne sta portando a termine altri ed approfittarne per verificare i lavori in corso?!

Nel frattempo si uniscono a me e mamma anche due “veterani” volontari di Ftc: Luca (detto Lupo) e Paola. Così si forma il Dream Team con destinazione Nord del Kenya, la zona dei Samburu, esattamente a Tuum, ospitate dalle instancabili allegre suorine colombiane!

Tutto era cominciato come una non – missione, ma si sa che tra il dire e il fare… e quando si tratta di volontari Ftc in movimento da fare se ne trova sempre! Mamma Clara, oltre a dare il 100% alla “scoperta dell’Africa”, ha affiancato Sister Dorita nelle lezioni di cucito alle donne samburu, insegnando tecniche nuove e producendo modellini meglio di una stilista; Lupo ed io abbiamo aiutato Sister Amanda, infermiera, nella Clinical Mobile nei vari villaggi e Paola ha aiutato tutti noi in tutte le attività come un vero e proprio jolly, passando dall’intrattenimento dei bambini alla distribuzione dei farmaci.

Sister Amanda, Dorita e Jennifer, le nostre sisters, sono incredibili: non temono di affrontare la savana di notte, infestata di iene e briganti, ma sono preoccupate di non saper cucinare italiano per noi. Qui ai confini del mondo il loro impegno è straordinario, la loro umiltà nel dare, una lezione preziosa. Organizzano tutto con semplicità e precisione e sono davvero riuscite a fare tanto e bene, nonostante le difficoltà del luogo.

Per questo siamo tornati a casa con l’idea di sostenere attivamente i progetti educativi – scolastici di cui si occupano: il progetto di scolarizzazione per i bambini pastori nel villaggio di Simalè e il sostegno dei bambini della Nursery di Tuum… ma di questo ve ne parleremo successivamente tra i progetti 2014.

Ritornando ai progetti 2013 di Ftc, siamo andati a verificare i lavori in corso nel villaggio di Kawap e di Parquati dove avevamo l’obiettivo di mettere le Tank per la raccolta dell’acqua piovana perché totalmente sprovvisti. Kawap e Parquati rimangono ai nostri occhi due villaggi speciali: l’aridità, la povertà, il vento che innalza la polvere passano in secondo piano rispetto l’unità tra di loro, la gioia e i sorrisi che la gente ha e dona, indipendentemente dalle condizioni in cui vivono. Tutto questo ripaga le quattro ore di strada brutalmente sterrata per arrivare fino là, alla fine del mondo, anche per sola giornata.

Il popolo turkana e i missionari, Carlos e John, che stanno seguendo i lavori per nostro conto, insieme al nostro caro amico Marco, hanno voluto approfittare della nostra presenza per inaugurare le Tank nei due villaggi: momento di grande allegria ed emozione, ma anche  un momento di confronto e di consapevolezza del valore inestimabile che ha l’acqua e conseguente impegno da parte del popolo perché non venga sprecata ma ben gestita.

Nei nostri spostamenti non potevamo non fermarci a Lodungokwe per salutare Olga Lucia e Leo che ci hanno ospitato per parecchi giorni l’anno scorso e per verificare la gestione dell’acquedotto inaugurato nella missione di novembre 2012.

Olga e Leo che seguono il lavoro del Comitato dell’Acqua ci riferiscono che una moltitudine di persone al giorno va a fare rifornimento di acqua e che la situazione generale delle persone è migliorata notevolmente. L’acqua è vita!

Tra i vari spostamenti, tappa obbligata è Korogocho, slum di Nairobi, per salutare Rose Marie, la nostra fornitrice di collane, ma che soprattutto rappresenta il coraggio e la determinazione di una donna che crede di poter cambiare il proprio destino e quello di altre donne e che attraverso azioni costanti è riuscita nel suo nobile obiettivo. Ora ha allargato il suo focus occupandosi anche dei bambini, i più fragili e a rischio in questo luogo che sta diventando sempre più violento.

Altra inevitabile sosta, a Kibera, altro slum, per salutare P. Jairo e la giovane Elizabeth di cui ci siamo presi tanto a cuore il caso e inserita nel programma “adotta un malato”. Iniziare la fisioterapia, oltre che avere piccoli miglioramenti quotidiani, le ha permesso di uscire dalla sua baraccopoli, conoscere altre persone e interagire con quella parte di mondo a lei totalmente sconosciuta.

A proposito di “Adotta un malato: Sankuli, Mosomo, Miscali stanno bene… siamo andati a trovarli tutti! Loro meritano uno spazio nel blog più ampio che dedicheremo prossimamente!

Non vi resta che seguirci ancora… Il poter vedere di persona i frutti del lavoro di tutti i volontari di Ftc è un privilegio che ci fa capire fino in fondo quanto sia prezioso ogni banchetto, ogni corsa, ogni bomboniera, ogni panettone inscatolato, ogni furgone scaricato, ogni calendario venduto.


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