Mission Mali 4, primi giorni

La missione inizia con i migliori presupposti: volo sospeso da Lisbona, furgone rotto nel parcheggio, pulmino sostitutivo che buca a metà strada e arriva a Kassaro, ancora inspiegabilmente, con cambio rotto.

Ma questo è un pink team e niente può fermare un pink team FTC. Per Ele e Silvia è come tornare a casa ma le new entry, perfettamente a loro agio, si muovono come se questa non fosse la loro prima volta a Kassaro.

Il primo medical camp è nel villaggio dove è nato il nostro mitico sindaco Diak: Manabogou-coura. E’ un villaggio piccolo, accogliente e vivace. La macchina medical camp FTC si mette in moto velocemente, 2 postazioni: adulti e bambini.

Tanti dolori per gli adulti, bronchiti per i bambini regalo di una stagione delle piogge che sembra non finire.Qualche duro colpo, come il bimbo di 15 giorni con un infezione del moncone ombelicale e un addome teso che assomiglia tanto alla pelle di un uovo. Antibiotico in muscolo e visita di controllo il giorno dopo. La nostra speranza è che il Rocefin, antibiotico che davvero può salvare un bambino, faccia il proprio dovere.

La giornata termina tra strette di mano, saluti, ringraziamenti e qualche riflessione serale tra di noi su quanto sia difficile capire e accettare certe dinamiche di questo meraviglioso paese. Il giorno successivo, invece, è dedicato alla maternità. Il lunedì è il giorno del controllo dei bimbi inseriti nel programma malnutrizione, sostenuto e portato avanti dall’associazione Action Contre la Faim. Nemmeno il tempo dei saluti di rito che arriva una donna in travaglio, un travaglio così rapido che non riusciamo ad assistere al parto. Ma il nostro benvenuto non è ancora terminato, dopo pochi minuti giunge un’altra donna in attesa di partorire. Trentacinque anni, questo sarà il suo ottavo figlio.

Teniamo a freno l’emozione, ma il momento è unico e irripetibile: un parto in Africa, nella maternità che abbiamo costruito. C’è chi le stringe la mano, chi le asciuga il sudore, questo è quanto persone inesperte come noi possono fare. La matrone Safi si muove con mani esperte, ha un aspetto rassicurante, è di poche parole ma sa quel che fa, l’unica cosa importante in questo momento. Al primo vagito qualche lacrima scende e la sensazione che difficilmente dimenticheremo una giornata come questa.

E il nostro piccolo paziente dall’ombelico infetto? La mamma l’ha portato al controllo; cosa non così scontata in Africa. Va meglio, Rocefin santo subito!

Domani ci aspetta medical camp a Kodjalan, pioggia permettendo.

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