Mission Tanzania 2013: primi giorni.


Il ritrovo è classico. Terminal 1, porta più o meno da 10 a 16. Aeroporto Malpensa. La meta meno. Per alcuni dei cinque è tornare, per altri è ripartire, per una è la prima volta, con FTC. La missione Tanzania dopo alcune modifiche legate a situazioni africane, prende vita, alle 9 di venerdì 5 aprile. Verrà divisa in 2 parti: la prima a Kapalala con padre Ambrose per allestire un dispensario allo scopo di fornire il primo aiuto sanitario ai quasi 8000 abitanti dei villaggi intorno alla sua parrocchia. La seconda, quasi a casa, da padre Manoj a Msolwa, per continuare il progetto adozioni a distanza e collaborazione sanitaria.
Arriviamo di notte a Dar es Salaam e mentre aspettiamo a lungo il visto, Silvia, da buon capo, manda i primi tre che hanno espletato le pratiche per il visto a cercare padre Ambrose fuori dall’areoporto: “non credo che sarà difficile trovare un prete e una suora che ci aspettano alle 3 di notte …”. Infatti non c’era nessuno dei 2, bensì una studentessa ed un autista. Ci portano alla prima delle tappe di trasferimento, ovvero nella sede del Collegio Episcopale della capitale da dove decideremo con quale mezzo avvicinarci a Kapalala. Già, l’auto di padre Ambrose è ferma, in panne, a 1000 Km da qui. Sapremo poi che il piccolo problema era solo il cofano chiuso male che, apertosi in viaggio, ha rotto il parabrezza facendoli andare fuori strada, senza feriti. Ora va molto meglio, non piove più.
Il primo giorno piccolo giro per cercare il mezzo di locomozione: aereo pieno, treno non pervenuto, perciò scegliamo la classica auto con driver. Siamo fortunati, viaggio di sole 15 ore, partenza alle 4 e arrivo alle 19 a Mbeya. Ultima tappa di avvicinamento alla prima meta. Qui dopo cena frugale e sonno profondo programmiamo le cose da fare: cambio dei soldi, acquisto farmaci e materiale sanitario, contatto con il Responsabile sanitario della diocesi e terza medicazione. Ah già, dimenticavamo. Silvia all’arrivo nella prima missione, nel baciare la terra africana, ha mancato di poco il ponte tibetano, procurandosi piccolo trauma cranico, occhio nero e ferita con dolori diffusi al collo. Come dicevamo, ora va meglio, molto meglio, quasi non prende più farmaci da sola frugando nello zaino, ma li chiede cortesemente grattandosi la guancia!
Siamo felici e quasi uniti come una strana polenta bianca cucinata da Haimlich, cresciamo di giorno in giorno. Da domani stop alle comunicazioni, 8 medical camp in 8 giorni e uno spizzico di dispensario serale. Con gioia, vera. Ora va meglio.

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