Il non ritorno

E poi succede che il tempo passa veloce, anche se ti sembra di essere li da tanto. E poi la terra rossa delle strade a buchi lascia il posto al cemento di Isiolo, che circumnavigando il monte Kenya ti riporta a Nairobi in un lasso di tempo non determinabile. Un giorno dedicato a Korogocho. Lasciamo tutti i farmaci rimasti dai medical camp al dispensario comunitario. Si mantengono da soli, da 10 anni aiutano la comunità di Korogocho con una medicina di base. Quello che nei nostri borsoni sembrava poco in confronto alla loro farmacia è davvero tanto. Lasciamo tutto li e riempiamo gli scaffali. Entriamo nel cuore di Korogocho, a trovare Rosemary, la Rosemary delle collane di carta, la Rosemary che malata di Hiv ha saputo ri-inventarsi e aprire un centro per tutte le donne del suo quartiere per pagare le visite e le medicine per chi come lei continua a combattere. Rosemary sta bene, il suo sorriso e la sua forza spazzano via ogni cosa. Il suo piccolo laboratorio di lamiera ci accoglie pieno delle nuove collane. Facciamo il carico di acquisti da riportare in Italia per il Natale, sapendo che chi regalerà una collana di carta farà un dono speciale. E poi pensi che Korogocho sia il fondo del barile. Ma il giorno dopo ti addentri a Kibera, lo slums più grande, un milione di abitanti dicono. E capisci che il fondo deve ancora venire. E’ incredibile come nonostante la vita scorra tra le lamiere e i rifiuti, questi slums siano pieni di vita, di energia, bambini che giocano, donne che cucinano, lavori che si inventano per sopravvivere, tutto muove, tutto vibra. La povertà e disuguaglianza è ingiustizia, ma neanche questo riesce a fermare la forza dell’uomo. E poi sei seduto su un aereo, e poco dopo sei sul tuo divano. L’acqua scorre normale dai lavandini e la corrente c’è sempre, e allora sei tornato. Ma non è così, non sei tornato, una parte è sempre li, è il nostro destino ormai, è li nella remota Parquati, negli altipiani dei Samburu, nelle polvere di Kibera, e da li non vogliamo andarcene per fortuna.

Grazie a tutti quelli che ci hanno accompagnato ed aiutato in questa missione e hanno fatto si che tutto fosse speciale.

Grazie a Marco, finders, amico, logista, cucinatore di capre, padre Ramiro, super Ramiro che tutto sa e tutto fa nonostante la sua giovane età, a padre Jairo, distratto, ma da chi? da me stesso, a Olga Lucia determinata attraversatrice di fiumi, ad Amanda e a tutti i suoi vaccini, a Dorita e a padre Leo, a padre Germano o forse Costantino, a Rohini, a Serafino inguaribile Samburu, e a tutti coloro che si sono stretti intorno a noi, vicini e lontani, in Kenya e in Italia.

Ancora una volta, questo è solo l’inizio

Lascia un commento

2 pensieri su “Il non ritorno”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.