Mission Mali 2 – La missione continua

Si susseguono i villaggi. Sembrano tutti uguali, ma una volta che ci sei, avverti dei particolari, annusi l’aria, osservi i colori e ti rendi conto che ognuno ha la propria identità. C‘è il villaggio più allegro e festoso, quello dove la vita si svolge tutta intorno a un albero, quello dove la vita è più dura se manca l‘acqua.

A Guenikoro ci si riunisce in una capanna comune sempre fresca, anche se il sole batte a picco. A Tabako, la visita d’obbligo è quella nella casa del Marabou, ovvero il divinatore, personaggio di grande rilievo davanti
al quale ci si inginocchia con rispetto. A Balandougou, Bolokouroni, Kondou, Tibassa, Sebenikoro la prima visita, invece, è sempre nella capanna del capo villaggio.

Ciò che li accomuna tutti sono i bambini che ti corrono incontro festanti e ti guardano incuriositi mentre prepari il medical camp. Poi tutto si trasforma, l’apparente quiete iniziale diventa un vociare di mamme e bambini che danno l’assalto alle postazioni. Sudore, sguardi curiosi. Le visite avanzano tra malaria, malnutrizione, dissenteria, ferite infette e dolori diffusi. Ti chiedi come fanno a stare ancora in piedi e a sorridere.

Nella quantità di visite, talvolta anche per  cose banali, la nostra attenzione va ai bambini malnutriti. Una sorta di depistage per poterli inviare ai centri di salute dove viene svolto il programma di controllo della malnutrizione con somministrazione gratuita di Plumpy nut (un concentrato di arachidi ad alto contenuto calorico che piace tanto ai bambini) e di Super Cereal Plus per i casi meno gravi.

Pausa pranzo seduti a terra nella capanna del capo villaggio attorno ad una grande marmitte, mangiando con le mani pollo, riso o pasta preparati per un occasione ritenuta speciale. Viaggio di ritorno in moto con i grandi chaffeur. Rimane per noi un mistero capire come fanno ad andare così con quelle moto, su quelle piste. Terra calpestata da piedi e zampe e trasformata di volta in volta dalle piogge. E a casa, home sweet home, a ridere di gusto per le nostre facce impolverate. Doccia con secchiello verde e sapone, e improvvisamente riprendiamo il nostro colore naturale. Fil intanto cucina per noi e il profumo di patate, cous cous, fagioli e poulet si diffonde nell’aria. Noi mangiamo di gusto, anche il pane ha un sapore speciale. Conclusione della giornata con mega torneo di cirulla: granitica e certezza vs Sampei  e inaffondabile.

La notte prima di addormentarsi nel letto accerchiati dalle zanzariere, ripercorriamo le tante emozioni vissute, alcune davvero speciali, come lo spettacolo che ci hanno offerto le donne del villaggio. Danze tribali nella dolce serata africana, noi in cerchio a battere le mani a tempo, loro a saltare, ballare, cantare e ridere, attorno ad un lumino a modi falò. Indimenticabile ed emozionante, in quei momenti i nostri cuori erano un tutt’uno. Un altro momento speciale è stato la festa di Tabaski, dove la gente si chiede vicendevolmente perdono per le azioni non benevole commesse. Ogni famiglia uccide un montone, il nostro è stato cucinato al barbecue e mangiato sotto una grande pianta di mango. Abbiamo insegnato a Diak, Omar e Sori a giocare ad Uno, ed è scattata la competizione Mali vs Italia. La tradizione vuole che ogni bambino vada di capanna in capanna a dare una benedizione in cambio di un regalino, una caramella o una monetina. Ovviamente la nostra casa è stata invasa.

La notte africana ci regala una luna mai vista in queste ultime serate che rende più duro il pensiero di lasciare questa terra. Un grazie di cuore a Diak, sindaco di Kassaro ma ormai amico e nostro punto di riferimento, grazie Fili per il buonissimo cibo e le traduzioni, a Sori per l’acqua e l’ottimo the.

Grazie a quanti hanno viaggiato con noi in queste settimane, grazie a chi sta viaggiando altrove.
A tutta forza, sempre dritto.

Taakasegin: andata e ritorno
L’andare e ritornare permette al tessitore di tirare bene i suoi fili.
Morale: la perseveranza permette di finire un opera iniziata

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