Mission Mali: conclusione

Quando rientri da una missione non sai bene che fare, da un lato avresti voglia di scrivere la conclusione così, a caldo, dall’altro c’è il bisogno di dare un posto alle emozioni, ai ricordi e di “rientrare” in quello che è il quotidiano nella maniera meno traumatica possibile.

Qui  una piccola parte di ciò che sono stati questi giorni.

Alpha, che ci ha recuperato in aereoporto

Il sorriso di Diak, il mitico sindaco di Kassarò, il mattino dopo

Il viaggio verso Kassarò, con il pulmino della scuola

Il suono delle percussioni, che ci ha accolto sotto la pianta di mango al nostro arrivo

La casetta azzurra, così confortevole

Il  temporale del mattino, che sembrava voler portare via il tetto di lamiera

Il primo giro tra le pozzanghere e il fiume che si è creato davanti a casa

L’emozione nel vedere la maternità terminata da poco

L’incontro con l’infermiere, medico e tutto il resto, Kanè

La prima cena che ci siamo cucinate da sole, pensando: se facciamo così per 15 giorni forse dimagriamo…l’arrivo di Fil il giorno dopo a salvarci

Il guardiano Sori e il suo asino

Il primo medical camp, a kassarò

L’inaugurazione della materità di Kassarò, con le donne che hanno danzato per noi e noi che abbiamo danzato per loro

La presenza forte, ma davvero forte, dei finders e di quanti ci sostengono

I villaggi con le case di fango, i tetti di paglia e i granai tondi, dove ti aspetti di vedere uscire da un momento all’altro un hobbit

Tante mani da stringere, tanti bambini da prendere in braccio, tanti sorrisi a cui rispondere.

Il gracidare di rane che così forte non si è mai sentito

Il secondo medical  camp, a Nafadijcora

Sbattere il muso nella malnutrizione e nell’assenza di acqua

La sera  guardare il cielo africano, che è moooltoooo più grande del nostro.

Sirantou la farmacista che fa le patate fritte più buone del mondo

Il terzo medical camp a Soribougou e sbattere il muso contro la maternità rurale ma subito dopo pensare che è una grande fortuna che ci sia.

Mangiare tutti insieme dallo stesso piatto seduti per terra nel villaggio

I discorsi notturni di Mari con l’asino di Sori

Bolokourouni, il villaggio del nostro primo forage, del nostro battesimo con nome maliano, della festa della gente.

“Quando tornerò in Italia ci penserò un bel po’ prima di sprecare l’acqua”

Il quarto medical camp, a Nafadijcoura e sbattere il muso di nuovo nella malnutrizione, ma questa volta in maniera  violenta.

In giro per la strade di kassarò

Al mercato a comprare tante cose per le nostri sedi

La rana che ride

Il primo parto nella maternità di kassarò: due gemelline

La casetta azzurra che si trasforma in ambulatorio

Le zanzare nella camera delle sorella bandana.

Il quinto medical camp a Banankouro sotto la grande pianta

La polvere nera antiserpente che la Elena ne ha ordinato un container

Il pane che ci porta fil ogni mattina

Sulle piste sterrate in moto

Consegna delle chiavi dell’ambulanza donata al villaggio di  Sagabari, 85 km di sterrato all’interno della brousse e cercare le proprie vertebre sulla strada del ritorno.

La danza dei cacciatori

La rabbia, lo sconforto e  quel senso di impotenza che ti investe in maniera potente

Parlare di nuovi progetti con Diak

Seguire gli idrogeologi per trovare il punto giusto dove fare il secondo forage e far finta di capirci qualcosa.

Il the verde alla prima bollitura, poi alla seconda e poi alla terza.

Malaria, diarrea, lesioni cutanee, bronchiti, febbre, bruciature

I disegni del bambino che ogni sera è venuto  a casa nostra e solo l’ultimo giorno abbiamo scoperto che si era dato il nome di un calciatore

L’ultima cena a Kassarò,  totalmente al buio, ma vederci ugualmente.

Le parole di Kanè, di Diak e le nostre

I saluti, le lacrime, la certezza che non sia un addio.

 

Come ogni buon post conclusivo però, non possono mancare i ringraziamenti.

E quindi il nostro GRAZIE più grande va a DIAK, formidabile sindaco ma prima di tutto uomo. Ovviamente a  te SILVANA, perché anche se sei in Italia ci sono tracce di te ovunque a Kassarò.

A Fil, Sori, Sirantu, Kanè, Omar e a quanti ci hanno aiutato nei medical camp.

E un ringraziamento a tutti voi, finders e sostenitori, che ci date sempre quella spinta per continuare.

Questo post si fonde con il super evento che ci sarà questo week end in Val Maira:  l’ALPINE WONDERFUL TRAIL  (http://www.findthecure.it/alpine-trail2012/) perché è forte la convinzione che ora avremo un altro motivo per cui correre e se lo facciamo tutti insieme possiamo vincere la gara.

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *