Mission X in chiusura..

Ultimi giorni..

Titolo: Gita di classe..ops..di missione!

Ci ritroviamo a cena dopo un tranquillo sabato di visite, felici per la giornata che ci attende domani alla punta più a sud dell’India, ovvero Kanyakumari. Siamo convinti che una volta ritirate anche le maglie di FTC in arrivo da Tirippur, la nostra missione sarà completa.

Però, visto che domenica è sempre domenica, le sisters decidono un piccolo cambiamento di programma…ci vogliono portare a messa, “big feast”. La meta è il villaggio di Sister Rossella, la superiora che l’anno scorso ci ha accolti qui a Meenthulli per la prima volta lasciandoci un meraviglioso ricordo. Accettiamo di buon grado. Programma: sveglia alle 5, 3 ore di macchina, messa di 3 ore (cantata), colazione ore 10.45, pranzo ore 11.20 nella nuova casa missione di Sadayalputhoor e poi via…Kanyakumari, rapido giro, foto di rito, tramonto (foschia permettendo). Saluto alle sister di Nanguneri sulla via del ritorno, the improvvisato, canti finali con le 14 novizie e rientro a casa al buio, dopo piccola spesa di frutta, alle ore 21.30. ma perché non abbiamo fatto un bel medical camp da 300 pazienti???

Lunedi’ e martedi’ li passiamo tra pazienti e l’attesa delle maglie; quando gli accordi sono tra Govindaraj, il nostro splendido uomo del cotone a Tirippur, presidente e Sister, tutto può accadere…infatti. Tutto fatto per l’arrivo domenica notte a Sankarangovil, 30 minuti dalla missione..poi forse lunedì pomeriggio..massimo entro martedì mattina…”guarda che partiamo mercoledì”…bene, alle 16 di lunedì si parte con destinazione paese dopo quello previsto a due ore dalla missione in macchina. Una volta arrivati, in una stradina buia trovata con l’aiuto di una decina di indiani, in una piccola casetta ci attende un piccolo omino che tra le candele e le scartoffie ci consegna le 2 grandi sacche. 100 Kg. Firma e saluti, poi il piccolo omino prende una delle due sacche di ugual misura, la carica sulla sua testa e la porta in macchina. La seconda la portiamo in 4 tra le risate generali.

Ad una prima ma rapida occhiata forse pensiamo che solo l’ ”Achille Lauro” potrebbe avere una stiva così grande da contenerle, ma poi fedeli seguaci della storiella dei 5 elefanti nella 500, riusciamo a farle stare nei borsoni. Il presi ha sempre ragione. Anche perché il suo messaggio recitava: “ le maglie rientrano in Italia, decidi tu chi resta giù del team”.

Negli ultimi giorni, tra gli altri, visitiamo tre ragazzi di 21, 15 e un piccolo di 4 anni che decidiamo di inserire nel programma “adotta un malato”. Si tratta di un ragazzo epilettico, già segnalatoci dal gruppo precedente, al quale abbiamo già portato dall’Italia la nuova terapia consigliata da una nostra amica neurologa Alessandra di Asti. La problematica di cui soffre è secondaria a numerosi granulomi cerebrali che rendono spesso inefficaci le terapia in atto, motivo per il quale deve spesso modificarle con spese non sostenibili dalla famiglia che quindi purtroppo soprassiede. Il secondo presenta invece un esito post-traumatico al femore sinistro, dall’età di 3 anni , e mai trattato per i costi elevati. Ciò ha determinato un accorciamento della gamba di quasi 10 cm che rende la sua andatura , oltre che difficoltosa, anche molto dolorosa. L’obiettivo è portarlo all’intervento.

L’ultimo presenta invece una grave valvulopatia aortica a seguito di una febbre reumatica contratta in eta’ neonatale. Le sue condizioni attuali sono discrete, le crisi respiratorie si sono attenuate per la terapia medica recentemente inserita, ma la sua vita e’ quella di un grave cardiopatico. Ovvero una vita di assoluto riposo in un bambino pieno di energia e curioso delle corse dei suoi coetanei. L’opzione e’ l’intervento cardiochirurgico. Ci proveremo. Questo programma,”adotta un malato”, presente in ogni missione, riveste per noi, ma soprattutto per i pazienti, una grande importanza. Significa, come per adotta un bambino, di poter migliorare la loro qualità di vita per sempre, riportandoli e garantendogli una normalità che qui è davvero fondamentale. Intanto continuiamo a fare visite e ad immaginare il nostro rientro in Italia, ripensando alla missione che sta terminando, con un filo di malinconia e una grande felicità.

Torniamo a casa davvero carichi, e non solo di maglie.

A presto…

Gaia, Elena, Monica, Andrea

 

 

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