Gruppo adozioni 2 parte

Riprendiamo il viaggio per Ponugodu il 6 e ci sembra quasi di non essere in India: viaggio in un luxury pullman (così lo chiamano) con aria condizionata e semivuoto. Ma la prima frenata brusca e l’immancabile ritardo causa imbottigliamento nel traffico ci riportano subito alla realtà. Arrivate a Kodada veniamo schiaffeggiate dal caldo torrido e scioccate dalla guida molto sportiva di padre Jacob. A Ponugodu siamo ospiti di 3 padri: Jacob, Jesus e Raju. Ad accoglierci, oltre i bimbi dell’ostello, troviamo anche il nostro Areep, che però è più taciturno e meno sorridente del solito: due giorni prima ha preso una scossa elettrica prendendo in mano un filo scoperto e ora ha due dita gonfie e tagliate, ma veniamo tranquillizate da Jesus che si sta occupando della sua medicazione. L’ostello è bellissimo, il secondo piano è venuto proprio bene. Molto più spazio per i bambini, una grande stanza studio e una stanza per i giochi  .Padre Jesus è il loro affettuosissimo responsabile, padre Raju è il direttore della medium school e padre Jacob si occupa della supervisione del tutto e di insegnare a scuola.

Anche il food program procede bene: oltre al consueto pasto vengono distribuite anche caramelle e banane. Ritroviamo le vecchiettine di sempre e sono felici di vederci!!

I giorni trascorrono tranquilli, tra le attività del programma adozioni, i canti, i giochi, i balli con i bimbi (siamo riucite a far ballare anche la PAT e il che è tutto dire!!), le serate in terrazza a godere del cielo stellato e della pace di quella che sembra una Betlemme indiana, le escursioni fuori porta alla scoperta del quanto mai presepico villaggio e dei suoi abitanti, i consueti e interminabli acquisti di materiale mancante per l’ostello, le squisite e abbondanti mangiate con i fathers (a inizio missione chi era stato a dire che forse saremmo tornate dimagrite??) e le immancabili risate  riguardo ai nostri strafalcioni in inglese e in italiano (piccolo dettaglio trascurabile…tanto è solo la nostra madrelingua!!!abbiamo già preso in considerazione di imparare il linguaggio dei muti al nostro rientro!!). L’unico attimo di frenesia (oltre la babydance e le gare di carambola di cui Pat e Roby non hanno ancora capito le regole) è stato il giorno 8 quando vediamo che la situazione della mano di Areep si è aggravata: di corsa all’ospedale per una pulizia accurata e l’acquisto delle medicine necessarie affinchè l’infezione non si trasformi in setticemia. Ora sembra che vada meglio e nei prossimi giorni chiameremo Jacob per avere aggiornamenti.

Inutile dire che ci sentiamo a casa anche qui: i padri sono impegnatissimi, ma riescono a stravolgere i loro piani a qualsiasi nostra richiesta e ogni dieci minuti ci dicono “as you prefer” quasi come se fossero loro gli ospiti; i bambini riescono a riempirci il cuore di gioia, a svuotarci piacevolmente il corpo di energie e a stupirci per la loro rapidità di apprendimento. Ancora più inutile sottolineare che vorremmo fermarci ancora un po’, perchè al momento della partenza sembra sempre di non aver lasciato niente, di dover fare ancora tanto, di non aver sfruttato a pieno il tempo…ma poi li guardi e dai loro sorrisi capisci che qualcosa hai dato, che tutti si ricorderanno di te e che nessuno ti volterà le spalle al tuo ritorno, anche se lontano…

Ciao ragazzi “ we hope to come back next year”

Ritroviamo I ragazzi del gruppo medico e Daniele sul treno…direzione Hyderabad…… direzione Italia!!!

 

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.