Mission X: Day 5

Anna e i farmaci

Anna e i farmaci

Il nostro DAY 5 sembra essere caratterizzato dallo slogan “oggi mi taglio un dito e vediamo cosa fanno al Giancarlas’ dispensary”. Fortunatamente tutto si è risolto con l’applicazione di qualche streril strip, quando i pazienti sono così lavori con il cuore leggero , sai che potrai fare qualcosa anche se hai poco a disposizione.

La musica cambia quando ti si presenta un uomo di mezza età , in piena crisi d’asma. Da una settimana sta male, non sappiamo chi ma qualcuno gli ha prescritto, un’eco addome una tac addome e un esame urine ma un fonendo sul torace nessuno gli la messo. Oggi è approdato a noi nel piccolo dispensario, partiamo subito con la terapia più aggressiva che abbiamo a disposizione e dopo una decina di minuti tiriamo un sospiro di sollievo, c’è un netto miglioramento. Ma l’illusione dura poco in nemmeno un’ora la situazione precipita ed è a questo punto che salta fuori una lastra del torace di alcuni giorni prima, alla  quale manca qualcosa. Un polmone. Ma da quanti giorni è così ma perché spesso i pazienti finiscono in un circuito diagnostico senza che un solo medico li visiti? Nessuna critica specifica ma quando in un piccolo dispensario di una zona rurale arriva un paziente che da più giorni gira le radiologie di ospedali cittadini senza essere visto da un medico, qualche domanda te la fai. Intanto la crisi d’asma si è trasformata in un vero distress respiratorio deve essere potato in un ospedale, velocemente, ed ecco che ha inizio la seconda parte frustrante si perché qui i mezzi di locomozione più usati, sono: i piedi per tutti, per molti la bicicletta, per alcuni la motoretta , quasi per nessuno l’auto. L’ambulanza inesistente. La ricerca di un auto fa sembrare ogni minuto che passa un’eternità mentre veniamo attraversati dal pensiero costante “ e se lo portassimo noi con il nostro furgoncino?” perché quando hai davanti a te un paziente con fame d’aria e non puoi fare niente, la prima cosa a cui pensi e di portarlo in un posto dove possano farlo stare meglio.

Solo che qui siamo in India. Se il paziente muore sulla macchina che i parenti si sono procurati, sarà il destino. Se il paziente muore sulla tua auto, sarà possibile che diano la colpa a te. Ogni volta che facciamo un’azione, dobbiamo pensare alle conseguenze che potrebbe avere nei confronti di chi resta. Dopo le nostre settimane di missione noi torniamo alla vita di sempre, per le Sisters di Meenthulli la vita di sempre è qui, una macchinetta bianca arriva dopo circa un’ora , lo aiutiamo a salirvi e con le sisters lo guardiamo nel suo viaggio verso l’ospedale più vicino.

 

 

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