Day 8-9-10 e rientro

Il tema della sicurezza non è molto chiaro. Alcune ONG dicono di non girare soli dopo le 5 del pomeriggio, anzi di non girare soli mai, e dopo le cinque non girare proprio. Girare solo con macchine con autisti fidati e più mezzi assieme, “fare convoy” dicono, per evitare rapimenti. Dicono che ti bloccano per la strada, ti puntano l’arma e ti portano via tutto, o peggio ti portano via. Dicono che ad alcuni è successo. Girano tante storie, penso alcune vere alcune no. Per le strade girano in continuazione ronde UN con le loro camionette bianche armati di tutto punto e il mitra in bella vista. Io continuo a girare dal mattino alla sera in motoretta con i ragazzini locali (anche perché non ho altra scelta), che tra l’altro sono dei manici alla guida, rimango sulle strade principali, e per fortuna non ho avuto nessuno problema o sentore di problema, anzi a essere sincero mi diverto pure, a parte quella coltre di polvere e smog della quale ti ritrovi completamente ricoperto a fine giro. Una mattina a fine corsa gli lascio 500 gourdes ( la moneta locale), “400 per te, 100 per me di resto” “ma io non ho resto” mi dice. “ Non importa, tienili, vai con la tua motoretta a cambiarli e poi mi porti il resto”. Salgo da Alan e Chiara del VIS che mi aspettano per sistemare i farmaci che abbiamo ritirato da Elien e che lascerò loro e che saranno poi utilizzati nei dispensari di Torla e di Cite de Soleil. Dopo dieci minuti un doppio suono di clacson “chi è? “ mi chiede Alan, “ sono solo 100 gourdes, ma 100 gourdes importanti perché simboleggiano l’onestà d’animo di un popolo”. Il popolo haitiano è davvero singolare. Fisicamente razza negroide, 100% Africana in un isola dei caraibi, anche se a dire il vero la terra ad Haiti di caraibico ha ben poco. A differenza degli africani d’Africa manca il sorriso super bianco che li contraddistingue. Sono fondamentalmente molto “incazzosi” scusate il termine. Si accendono immediatamente, come dei fiammiferi, si arrabbiano, strillano, sbraitano, ma poi in tempo zero è tutto finito, passato, tutto normale. Amici e cordiali, ma sempre essenziali, come la loro terra. Niente di superfluo, niente di eccessivo. Non c’è spreco, neanche nell’animo. A me piacciono molto. Mi piacciono questi volti torvi, scuri, diffidenti e protettivi, che improvvisamente ti regalano un sorriso.

Per gli appassionati come me di cooperazione internazionale Haiti è davvero il massimo. C’è tutto il mondo della cooperazione internazionale in un raggio ristrettissimo. E per tutto intendo tutto. Dalle associazioni enormi di fama internazionale, a quelle piccole dai paesi più disparati, dai singoli volontari per brevi periodi ai professionisti super stipendiati espatriati, al missionario che è li per amore dei fratelli all’imprenditore che è li solo per soldi, al grosso esercito e mezzi al gran completo delle Nazioni Unite, a chi usa bene i soldi e le risorse e chi li sperpera o li brucia. E’ davvero interessante vedere tutte le dinamiche e i modi di agire di realtà così diverse. Qui c’è chi dice che se avessero preso la cifra totale di aiuti umanitari per Haiti e divisa e distribuita per singolo abitante (Haiti in tutto ha nove milioni di abitanti) sarebbero diventati tutti benestanti.

Purtroppo quando ci sono tanti soldi in ballo, tanti equilibri e interessi si intersecano, e temo che Haiti corra il rischio di uscirne persino peggio di come è entrata in questa faccenda, anche se è difficile a credersi, ancora più schiava e priva delle sue risorse. Peccato, questa disgrazia avrebbe potuto essere davvero un occasione per ricostruire un paese.

Nel nostro piccolo piccolissimo tutto procede bene. Abbiamo deciso di cominciare a sostenere e crescere insieme alla scuola di Maurizio, e fare tutto il possibile per occuparci al meglio della sua scuola e della fase di ricostruzione e di ampliamento. A mesi sei, “Project OH” ha trovato la sua meta, e siamo contenti di aver trovato tutti gli elementi perché possa essere nel campo della ricostruzione.

Project OH, continua e entra nel vivo, quindi rimbocchiamoci le maniche in questi mesi per non dimenticare Haiti e andare avanti, abbiamo una scuola da risistemare tutti insieme.

Noi adesso siamo rientrati, Sara con difficoltà si è staccata dai piccolini dell’ospedale, ma porta con se il bel ricordo. Tutto è andato bene.

Il nostro pensiero va Maurizio, Chiara e Alan del VIS, Chiara, Padre Durante, Don Mario, Gianfranco, Elien e Tamil, Davide e Anna, Jessica, Vanessa, Annabel e tutti i bambini abbandonati, Daniel, Pierre, Jackel e tutti i ragazzi delle motorette, e a tutti quelli che in questi mesi e nei prossimi mesi ci hanno supportato e ci supporteranno per il progetto Haiti

Non so, per qualche motivo, siamo già affezzionati a questa terra.

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