Day 5-6-7

Continuo il giro dei posti che ci eravamo prefissati di visitare per valutare dove utilizzare i fondi. Incontro nella sua missione Padre Durante, Scalabriniano, nella sua bella missione di Santo 19, così si chiama quella zona. Ha fatto in questi anni tanto lavoro e si vede. Un gran bel personaggio anche lui. E’ bello sedersi a un tavolo e mangiare assieme, sentire le storie, i racconti e le necessità. Cercare di raccogliere più informazioni possibile per capire come aiutare nel modo migliore, con una richiesta da chi vive in questa terra già da tanti anni. Ritrovo il nostro amico Elien, compagno della missione di febbraio. Sempre arroccato nella piccola casetta di Montagne Noire, sempre forte, sorridente e fiero del suo tempio vodoo. Ritiro i quattro scatoloni di farmaci che avevo lasciato da lui a febbraio per portarli in alcuni ambulatori che vengono allestiti nelle tendopoli che ho avuti modo ci conoscere. Ritorno da Maurizio per un giorno intero. Per diversi motivi questo posto mi chiama più di tutti. Forse perché non ha grossi aiuti alla spalle, forse perché è un uomo semplice che sa far bene le cose, forse perché vedere così tanti bambini sotto le tettoie di lamiere al caldo che studiano fa un certo effetto, una classe a fianco all’altra senza nulla che li separi ma tutti concentrati. Riflettiamo assieme su alcuni aspetti. Già che si fa il lavoro della scuola, forse converrebbe fare delle fondamenta più solide per costruire con la possibilità di fare anche un secondo piano della scuola. La richiesta di bambini per venire a quella scuola è molto alta dato che altre sono crollate. Si, sarà molto più costoso, bisognerà comprare un po’ di terra a fianco per avere più spazio per i bambini, ma se la gente da noi tiene vivo il sentimento di voler aiutare Haiti potremmo anche farcela e sarebbe una cosa davvero bella. Ci prendiamo qualche giorno per fare due calcoli e decidere, ma in entrambi i casi penso che li andranno destinati i fondi.

Sara continua la sua attività con i piccolini. Ormai la riconoscono. Anche i piccoli piccoli. Quando entra in stanza si alzano in piedi da dietro le sbarre del lettino e spalancano le braccia “vieni a prendermi in braccio” sembrano dire. Alcuni di loro hanno perso le dita, sono tutti orfani o abbandonati. Non so se è la suggestione di sapere che sono bambini che hanno avuto il grande trauma del terremoto ma a me i loro occhi sembrano avere un espressione diversa.

Io giro in motoretta con i ragazzi del posto, è l’unico modo per spostarsi velocemente da una parte all’altra, anche se, difficile a credersi, è un esperienza peggio della guida in India. Le poche strade principali con asfalto decente sono sempre congestionate a dismisura di macchine, fuoristrada e camion. Questo, oltre il mercati che come sempre brulicano, è l’unico caos che si vede, per il resto è tutto fermo. Girando per le strade, e ne ho girate, non ho visto un cantiere. Le case crollate nel centro sono ancora li, esattamente come le ho lasciate a febbraio. E’ stato rimosso solo il materiale che aveva valore, come il legno e il ferro del cemento armato, che sono poi finiti sul mercato e rivenduti. A essere sincero la visione è ancora più triste. A febbraio era tutto un caos nella distruzione, gente che rovistava, recuperava materiale, provava a rimuovere dei detriti, adesso è una desolazione, ci sono solo i detriti e niente muove, sembra che la città sia stata bombardata e adesso è rimasta così. Ma dove è la ricostruzione di Haiti? Molte associazioni, e qui ci sono tutte, da tutto il mondo, per fortuna si occupano di programmi sanitari nelle tendopoli, e alcune finalmente hanno cominciato attività nella periferia. Il che è buono, perché se si riuscisse a portare la popolazione che vive nella miseria dalla città in periferia e iniziare qualche attività, sicuramente farebbe una vita più dignitosa. Su questo dovrebbe intervenire il governo, ma qui dicono che Preval pensi solo a stare seduto sulla montagna di soldi. E pare non solo lui.

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