Manoj torna a casa: buon viaggio

Ma che fine a fatto Manoj? E le sue dita? Lo abbiamo tolto dai riflettori del blog per dargli la tranquillità dell’operazione e della sua convalescenza. Ma in queste cinque settimane, giorno dopo giorno, le cose sono andate avanti bene. Balzando indietro nel tempo di più di un mese, dall’aereoporto di Malpensa siamo entrati dritti al Santa Corona di Pietra ligure, dove lo aspettavano. Visita congiunta dell’ortopedico e del chirurgo plastico e dopo 12 giorni dall’assalto del machete, Manoj era in sala operatoria. Pulizia profonda dei tessuti e dell’osso (c’era ancora un po’ di erba dentro…) riallineamento dei monconi ossei, recupero dei muscoli estensori e dei tendini, posizionamento dei fissatori esterni. Un bel po’ di lavoro, ma l’equipe è stata brava e con tre ore di intervento tutto è andato bene. Convalescenza con molto dolore, come tutte le volte che si tocca l’osso, ma tanti amici e fratelli gli sono stati vicini, anche troppo, la stanza era un via vai di persone che lo accudivano, italiani, indiani, africani, di tutto un po’. “E’ una gran bella persona, è stata una bella esperienza averlo qui in reparto e averlo potuto conoscere e aiutare”.

“Ma quando posso tornare in Tanzania?” “Manoj, pazienta, ci vorranno almeno cinque settimane per l’ossificazione”. Controlli, radiografie, antibiotici, antidolorifici e ieri finalmente rimosso tutti i fissatori. Mano guarita, dita dritte, tutto a posto, ancora un po’ gonfie e rigide ma con una buona fisioterapia, che in Africa viene d’obbligo nella vita di tutti i giorni, il recupero dovrebbe essere buono.

Sulla punta delle dita martoriate di Manoj, abbiamo visto fin dall’inizio, gli studenti della scuola di Msolwa e il loro futuro, i bambini dell’ostello, il tetto da finire della scuola, la gente del villaggio che su di lui conta, abbiamo sempre visto le dita di un fratello.

Sulla strada abbiamo avuto la fortuna di trovare gente onesta, sincera, generosa e motivata, e quando gli ingredienti sono questi le cose vanno bene. E gli effetti collaterali sono a volte entusiasmanti. Senza saperlo Manoj e le sue tre dita hanno aperto una nuova strada, ha fatto nascere una nuova collaborazione tra Find The Cure e il reparto MIOA (Malattie infettive osteo-articolari) del santa Corona, che con il supporto della Regione Liguria si prenderà carico della cura e trattamento di pazienti extracomunitari vittime di traumi o incidenti provenienti da zone a risorse limitate impossibilitate alle cure e diversamente non coperti da Sistema Sanitario Nazionale italiano. Un bel traguardo.

I ringraziamenti di Manoj e nostri vanno all’ambasciata italiana di Dar Es Salaam , al dottor Tessil di Ifakara, all’ospedale CTO e tutto lo staff dell’URP, per una prima attivazione rapida in emergenza indispensabile, a tutto il reparto MIOA dell’Osp. Santa Corona, lo staff del dott. Giorgio Burastero e in particolar modo il dott. Andrea Antonini e Dott. Carlo Salomone che hanno seguito, operato, e accudito Manoj dal primo giorno all’ultimo con professionalità e affetto, e tutti quelli, e sono tanti, che si sono presi cura di lui di persona o con il pensiero. Uno speciale a Padre Jose.

A volte va così, la vita sa anche essere giusta, e restituire a modo suo.

Caro Manoj, è ora di tornare a casa, buon rientro nella tua Tanzania, la scuola di Msolwa da finire ti aspetta, così come tutti i tuoi studenti.

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