L’attacco a Msolwa

Prima cosa: Manoj e Sibil stanno bene. Sibil fisicamente sta bene, psicologicamente non tanto, Manoj psicologicamente intatto, fisicamente malconcio.

Così è andata: verso le quattro di notte Manoj non riusciva a dormire perché in piena febbre con la malaria e in terapia con il chinino. Ha sentito dei rumori fuori dalla porta e ha subito capito cosa stava per succedere. Erano una decina circa, cinque si sono mesi di guardia fuori e cinque sono entrati in casa spaccando la porta. Prima di entrare hanno sparato alcuni colpi di pistola in aria per spaventare. Il guardiano della casa è scappato e tutti i vicini si sono chiusi dentro le loro case per la paura. Manoj si è nascosto in una stanza verso il cortile, provava a chiamare aiuto ma in quel momento il telefonino non prendeva, loro sono entrati diritti nella sua stanza e hanno cominciato a cercare soldi. Non trovandone abbastanza sono andati nelle altre stanze e hanno trovato Manoj. Manoj per mettergli paura ha urlato a Sibil di prendere la pistola (che in realtà non possiedono) e intanto reagendo e riuscito a togliere un’accetta dalla mani di uno di loro. L’altro intanto gli ha sferrato un colpo di accetta verso la testa, lui ha cercato di proteggersi con la mano, ha salvato la testa ma perso le dita della mano destra. Il 5 dito è rimasto attaccato solo per un piccolo pezzo di pelle, e il terzo e quattro dito con frattura esposta. Poi gli hanno legato le mani e messo una corda al collo, stesso con Sibil e trascinati nella sala picchiandoli. Con scarse parole in inglese continuavano a chiedere più soldi, ma nella casa non ce n’erano più. Hanno puntato la pistola sulla fronte di Manoj “se non ci dai altri soldi ti ammazzo”. “I soldi sono finiti, se vuoi ammazzami, non cambierà”. Poi gli studenti che dormono nella scuola, e le suore, e le ragazze dell’ostello delle suore sono accorsi tutti assieme e i ladri sentendo tanto rumore nella notte sono scappati nel buio degli sterminati campi di canna da zucchero che circondano Msolwa. Sibil e Manoj hanno cercato qualcuno che potesse accompagnarli all’ospedale, ma senza successo. Poi hanno raggiunto un dispensario li vicino che gli ha fatto un antidolorifico, e poi sono dovuti andare alla polizia. In caso di aggressione le legge prevede che non vieni ammesso alle cure dell’ospedale senza il foglio di denuncia della polizia. E così in piena emorragia della mano hanno dovuto fare. Solo dopo quello, una specie di macchina ambulanza li ha portati a Ifakara. Dopo nove ore dall’accaduto Manoj era in sala operatoria, dove un medico, che è un chirurgo pediatrico, ha fatto tutto quello che ha potuto. Manoj ha perso molto sangue, ma le sacche che avevano a disposizione in ospedale erano tutte epatite positive, e siccome lui l’epatite non ce l’ha, ed è giovane, non lo hanno trasfuso. Manoj mentre racconta l’accaduto dal suo letto dell’ospedale è concitato ma tranquillo, i suoi occhi non sono spaventati, sono dispiaciuti nel vedere la sua mano ricucita ma deforme.

Jose ed io eravamo partiti da Eluru alle quattro di pomeriggio. Eluru-Hyderabad-Doha-Dar es Salaam- Msolwa…34 ore consecutive di viaggio seduti. Nella casetta di Msolwa carpentieri e fabbri stavano risistemando le porte con lucchetti più robusti, ma noi siamo arrivati troppo stanchi, il desiderio del letto era più forte di qualsiasi pensiero o preoccupazione che i ladri venissero a finire il lavoro. Nella casa dormono con noi anche cinque studenti per fare la guardia, non pensiamo che non sia il caso, anzi è peggio, tanto se devono tornare tornano, ma Sibil vuole così, e troppo spaventato e la gente in casa lo fa stare più tranquillo. La notte passa tranquilla. Al mattino, dopo quattro ore per fare 45 km di strada a buche siamo a Ifakara, seduti a fianco di Manoj a raccontarci storie e vedere quello che si può fare.

Grazie a tutti dei pensieri che ci arrivano fino a qui.

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4 pensieri su “L’attacco a Msolwa”

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