La mano di Manoj

Ho guardato la mano di Manoj. Le dita sono tutte riattaccate ma ognuna guarda in direzione diversa.  Jose non ha piacere che possa benedire in futuro con una mano deforme, e comunque la vita in Africa senza la funzionalita’ della mano dstra non e’ facile. Alla radiografia si vedono i le fratture scomposte che nonostante l’operazione e i fili chirurgici che hanno inserito, rimangono scomposte, cioè non allineate. Per essere un ospedale africano rurale hanno fatto un ottimo lavoro e gli hanno salvato le dita, ma a vederle così c’è la possibilità che non possa più muoverle. Così nasce subito l’idea di un intervento in Italia per cercare di migliorare le dita. Foto della mano, foto della radiografia, invio tramite una flebile connessione a Marco e Elena, che inoltrano ai chirurghi specialisti della mano, a Torino e a Pietra. Tutti dicono che è da rioperare e stabilizzare meglio. Così telefonata al numero emergenza dell’ambasciata italiana per la possibilità di un visto urgente per Manoj. Capiscono la situazione, sono molto disponibili e si attivano subito, ma i fogli da fare sono tanti. Passaporto, foto, lettera di dimissione dell’ospedale con l’indicazione al intervento, biglietto aereo, lettera di invito e garanzia dall’associazione, accettazione dalla struttura ospedaliera, garanzia di copertura costi, versamento del 30% della cifra in anticipo, etc. etc…cose fattibili normalmente, ma con poco tempo a disposizione e difficoltà di comunicazione qui non sono per niente facili. Comunque tutto è in movimento, mille telefonate da qui, mille Marco, mille Elena, riunione straordinaria della direzione sanitaria di un ospedale di Torino, mail e fax all’ambasciata, tutti davvero disponibili e sinceramente pronti ad aiutare. Grazie di cuore a tutti, è bello vedere la vera “cooperazione”.

E’ troppo massacrante andare avanti e indietro tutti i giorni da Ifakara, così prendiamo Manoj e lo riportiamo a casa. Doppia copertura antibiotica, due punture al giorno, medicazione giornaliera della ferita. Con le tre dita della mano sinistra Manoj riesce a telefonare e prendere accordi con i muratori della scuola per portare avanti i lavori. Il piano superiore è quasi finito, manca il tetto e i pavimenti. Il piano sotto è già attivo con 132 studenti e un aula dedicata a ostello dove alloggiano 22 studenti su 11 letti a castello.

Manoj li raduna tutti e con le mani fasciate, gli racconta l’accaduto davanti ai loro occhi sgranati e li saluta, “chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta sola. Non abbiate paura, siate coraggiosi e mi raccomando, fate bene gli esami in mia assenza”.

Domani mattina saremo a Dar Es Salaam alle porte dell’ambasciata appena apre. Speriamo.

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