MISSION A4, SUD SUDAN: PARTENZA

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Inizia, Mission A4. Destinazione Sud Sudan. Ospedale rurale di Mapourdit, area di Rumbek. Sotto il Darfur, non lontani dalla Repubblica Centroafricana.

Alcuni mesi fa il vescovo di Rumbek è venuto a parlarci, chiedendoci aiuto per tenere aperta la sala chirurgica nel mese di gennaio che rischiava di essere chiusa. Tenere chiusa una chirurgia in zone di disordini e guerriglia, soprattutto se con armi da fuoco, è davvero una danno enorme per la popolazione, così non abbiamo potuto rifiutare, nonostante l’instabilità del paese, e abbiamo accettato di organizzare un piccolo team (Daniele Sciuto, medico, Caterina Cisno, medico, Elena Spadoni, infermiera di sala). Coincidenza, o forse no, pochi giorni fa è uscito il report di Medici Senza Frontiere sulla situazione Sudan (Facing up to reality), che al momento chiede a gran voce aiuto di personale e risorse mediche per fronteggiare l’emergenza, più che progetti di sviluppo a lungo termine. Siamo contenti do poter rispondere almeno un po’ a questo loro appello.

Il Sudan viene considerato paese instabile, a cause delle prossime elezione che si terranno nel mese di aprile, e soffre, da diverse anni, di disordini interni legati a guerriglia per separare il sud del paese dal nord.

Così si inizia, Egypt air, (la più economica naturalmente…) Milano-Cairo, Cairo-Nairobi (perché se voli su Khartum che è nord Sudan non ti danno il visto per andare al sud) Nairobi-Rumbek-Mapourdit. Non sappiamo se possiamo aggiornare il blog, ma faremo il possibile per farlo e portarvi con noi.

Buona Mission A4

ABOUT SUDAN

Gli scontri contrappongono clan diversi, la posta in gioco è soprattutto il controllo del territorio, il cui sottosuolo è ricco di petrolio. La disputa territoriale per il controllo di Abyei si trascina da decenni, e rappresenta uno tra i principali nodi da sciogliere nei rapporti tra Sudan e Sud Sudan. Nonostante le decisioni internazionali di affidarla a Juba, Khartoum non vuole perdere la possibilità di sfruttare la regione: il suo petrolio è già destinato all’alleato cinese. Il quadro attuale è però aggravato dalla pesante carestia che ha colpito gran parte dell’Africa orientale, dal Kenya alla Somalia, anche a causa di un forte ritardo delle piogge stagionali, legato ai cambiamenti climatici.

Da Peacereporter

La difficoltà di procurarsi il cibo e le limitate risorse idriche stanno spingendo i diversi clan a infrangere i confini, scatenando scontri tra gruppi diversi. Per il controllo dell’acqua da giugno sono morte oltre 2000 persone, almeno 25 mila i nuovi profughi. 1 milione e 200mila sudsudanesi dipendono degli aiuti del Pam. Una miscela esplosiva che annuncia una drammatica crisi umanitaria, come ci conferma anche Paolino Lukuduloro, arcivescovo di Juba, nell’intervista di Michela Trevisan.

Un episodio che alimenta il clima teso tra Khartoum e Juba, le capitali di Sudan e Sud Sudan, stato semi-indipendente dal 2005, in base alla firma degli Accordi di pace che hanno messo fine ad un ventennale conflitto civile. La tregua è rimasta soprattutto sulla carta: se i due paesi hanno formalmente smesso di attaccarsi e ufficialmente stanno collaborando per l’organizzazione delle elezioni presidenziali nel 2010 e del referendum per l’autonomia del Sud Sudan nel 2011, nella realtà gli episodi di violenza non sono mai cessati. Tanto che secondo l’Onu il bilancio delle violenze sarebbe ormai più grave di quello del Darfur, la regione occidentale del Sudan dove dal 2003 si scontrano i ribelli locali e i militari di Khartoum. Sui rapporti tra i due paesi pesano inoltre anche i risultati del censimento della popolazione, contestati duramente dal Sud Sudan.

Da Nigrizia

Nonostante la firma dell’accordo di pace nel 2005 (Comprehensive Peace Agreement), la situazione sanitaria in Sud Sudan rimane critica. Le persone continuano a morire di malattie evitabili e per condizioni curabili a causa della scarsità di strutture sanitarie, personale medico e farmaci.

Sebbene molti nella comunità internazionale considerino il Sud Sudan come un contesto di post-conflitto e ci sia un investimento verso iniziative di sviluppo di lungo termine, esistono ancora bisogni sanitari urgenti non affrontati. Le emergenze continuano a scoppiare e ci sono ancora troppo pochi attori sul terreno per rispondere agli urgenti bisogni.

In molte zone dove MSF lavora, le equipe continuano a osservare livelli di malnutrizione superiori alla soglia di emergenza definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (15% di bambini colpiti da malnutrizione acuta). Quando livelli simili furono identificati in Darfur, le Nazioni Unite avevano lanciato diversi allarmi. Sfortunatamente la situazione nel Sud Sudan ha suscitato poca attenzione.

Da report Medici Senza Frontiere

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5 pensieri su “MISSION A4, SUD SUDAN: PARTENZA”

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