DAY 22-23-24-25

day 25

La gente qui continua ad arrivare in condizioni gravi, già avanzate nel decorso della malattia, soprattutto chi vive nei cattlecamp. L’altro giorno è arrivata una ragazza/donna accompagnata dal corteo di parenti, con un gozzo enorme, massa dura, ipotesi tumore, con già schiacciamento parziale della trachea, in operabile qui. Così hanno parlato ai parenti e a lei, consigliando di andare in un ospedale dove fanno queste operazioni. Nel giro di un giorno è sparita dall’ospedale, l’hanno portata via. Dopo un giorno, la sera, Enrico entrando in ospedale si è imbattuto in un gruppo di persone con una donna a terra…era lei con i parenti. Lui ha preso una carrozzina per portarla nella stanza, ma i parenti l’hanno bloccato ed hanno portato la donna sotto un albero. Lui pensava volessero farle la doccia, così sembrava aver capito dai gesti. Nel frattempo è andato a cercare un traduttore infermiere e quando sono arrivati dall’albero avevano acceso un fuoco ai suoi piedi con una gallina o pollo vicino. L’intenzione non era sacrificare lei, ma la bestia, sembra sia un rito dinka. Enrico e l’infermiere hanno cercato di capire, spiegare….ma i dinka si sono animati un pò troppo. Poi i parenti sono usciti dal cancello per discutere se portare la bestia a sacrificare dal medico locale o qui, lasciando la donna sola per terra sotto l’albero. Poi sono spariti tutti. Credo che non capirò mai le loro tradizioni.

Stamani saluto generale da parte nostra ed Enrico al personale e viceversa. Abbiamo scoperto che tutti i regalini li prepara Pauline..carina. A noi l’ha consegnato Social (una collana bianca-nera dinka, quella che viene regalata dal marito alla futura moglie) facendo un discorso bellissimo: ci ringraziava per questa bella occasione di scambio lavorativo, felice di queste tre settimane trascorse insieme. Social è un ragazzo molto intelligente.

Appena finito la “spicciolata” siamo andate subito a vedere il ragazzo, il dinka sparato che sabato abbiamo operato. L’operazione aveva evidenziato un quadro molto grave, il proiettile aveva attraversato il colon da parte a parte, perforato il diaframma, e lacerato la pleura uscendo poi dal torace. Dopo due sedute operatorie, ne è uscito con un drenaggio toracico, uno addominale e una stomia e un filo che lo teneva appeso alla vita. Lo abbiamo trovato in stato comatoso, un respiro ogni 30 sec. La famiglia era intenzionata a portarlo a casa prima del decesso (trasportare una salma costa molto di più che uno vivo…vivo per modo di dire), così dopo lunghi discorsi, sembrava avessero trovato una macchina così l’ abbiamo staccato da tutti i tubi. Nel giro di mezz’ora è deceduto. Il ragazzo è ancora qui nella waiting room (camera mortuaria) perchè nel frattempo il driver del mercato, che doveva riportare la famiglia e lui a Yrol, ha scoperto che gli hanno sparato mentre stava rubando, così non vuole più prendersi la responsabilità del trasferimento per paura di essere coinvolto in una sparatoria (sembra che sia in attesa del ritorno del ragazzo per ammazzarlo). Or ora Pauline mi riferisce che Padre Marc porterà la salma ad Yrol…meno male!

Anche in Africa come in India, la concezione della morte e il modo di affrontarla è abissale rispetto a noi, vissuta in modo molto più naturale e questo può solo che farci riflettere. Il nostro attaccamento alla vita e alle persone non ci aiuta affatto nell’affrontare dignitosamente questo momento, seppur doloroso.

Qui non una lacrima, non una scena drammatica, tutto continua ad andare avanti.

La mattinata ha proseguito con grande amarezza. Cate ha visitato e medicato, io con i ragazzi della sala abbiamo preparato la sala per domani (tre appendicectomie e un nodulo mobile alla tiroide) alternandomi con alcune medicazioni. La mattinata è finita per la prima volta alle due e mezza, per noi un regalo, permettendoci di toglierci dall’ospedale fino a domani e distogliere i pensieri per quanto possibile.

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