DAY 13-14-15-16

Fine giornata ospedaliera

L’ospedale di Mapourdit si sveglia con le prime luci del giorno, verso le sette e mezza. Alle otto e mezza al suono della campanella c’è l’appello di tutto il personale. Tutti hanno un uniforme. Ci sono quelli vestiti di azzurro, che sono gli infermieri, che poi non sono infermieri ma ragazzi che in questi anni a forza di farlo hanno imparato a farlo, quelli vestiti di giallo, che sono gli studenti del primo corso infermieri del Sud Sudan, che in realtà sanno e fanno molto meno di quelli azzurri, quelli vestiti di bianco che sono i medici, o paramedici o affini (clinical officers), quelli vestiti di verde che sono le donne delle pulizie, gli spazzini e la lava latrine, che è una sola perché nessuno vuole (giustamente) lavare le latrine qui. Ma lei è un po’ matta, cioè non è tutta sana. Così una settimana si e una no passa in ambulatorio perché si è presa la giardia, ovviamente. Poi c’è Jonh Paul, infermiere (vero, ha fatto tre anni di corso) ugandese, che sa usare la ketamina e prendere bene le vene così è stato promosso ad anestesista. Poi c’è il guardiano, verde e giallo, che ti mostra orgoglioso un mitra o una granata dei parenti dei malati che le hanno dovute lasciare li per poter entrare in ospedale. Al suono della campanella gli spazzini sono già all’opera, raccolgono tutte le foglie cadute in piccoli cumuli ai quali danno fuoco. Così tengono pulito l’ospedale e creano meno posti dove possono annidarsi i serpenti. Dopo l’appello inizia il giro, chirurgia, medicina interna, maternità, pediatria, tra un “padiglione” e l’altro. Loro si lasciano visitare, sono molto resistenti al dolore, educati e al tempo stesso seri, soprattutto i dinka, sono forti e orgogliosi. Finito il giro inizia il delirio delle visite per le nuove ammissioni. I quaderni azzurri targati unicef , recuperati chissà dove, tagliati a pezzi per farne di più, che fungono da quaderno visita di ognuno si ammucchiano senza sosta su un tavolinetto all’esterno. Bambini, uomini, donne, davvero tanti e con tutti i tipi di patologie aspettano il loro turno sotto una tettoia. E giù visite, medicazioni, ricoveri, prescrizioni, fino a che sotto la tettoia non rimane nessuno, tra i 130 e 180 al giorno, fino alle tre, magari quattro, magari cinque di pomeriggio. Poi di corsa a casa per fare la doccia prima che venga il buio, se no c’è il rischio di trovare jack the snake che è venuto ad abbeverarsi. E garantito, non è bello trovarsi in queste docce di lamiera al buio con jack the snake o i suoi fratelli. Con le ultime luci si spegne anche l’ospedale, i pazienti si portano fuori le sedie e i materassi, e si trovano un angolo dove sdraiarsi per affrontare una notte un po’ più al fresco. Fa strano vedere i reparti vuoti e questa moltitudine di stuoie e materassi in ogni angolo fuori, sono tanti perché ci sono anche tutti i parenti, sembra un grande accampamento, ma al mattino, con le prime luci tutto è magicamente ricomposto. Anche se ci siamo abituati in questi giorni, la sera nell’osservare la moltitudine di bambini, con i loro cerotti, medicazioni, accessi venosi, sdraiarsi pacificamente per terra e riposare nella polvere ci rimane un profondo senso di amarezza.

Poi la sera ti ritrovi sotto una tettoia di un tukul a chiacchierare con Jhon Paul, infermere anestesista ugandese, Chemish, studente ugandese di medicina del 4 anno che è venuto qui per dare una mano, Social, infermiere, di quelli azzurri, dinka, cha ha pagato la moglie dieci vacche, ma ne ha date solo tre e sette le ha promesse e lavora per mantenere la promessa, Jeremia, infermiere oculista venuta da Iringa in Tanzania, e capisci che parli una sola lingua, e che qui fuori c’è tutto un mondo in fermento, che tutti i giorni prova a cambiare un po’ le cose, e che le cose non vanno come vogliono farci credere da noi, di chiuderci e barricarci dentro, e coltivare il nostro orto con una manciata di fagioli, ma il mondo è ampio e respira, e respira forte.

Lascia un commento

4 pensieri su “DAY 13-14-15-16”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *