DAY 1

acqua

Milano-Cairo-Nairobi. Da Nairobi un bel bielica coi fiocchi ci porta prima a Lochicioki e poi atterra su una pista di terra rossa nel mezzo di una terra che dall’alto dell’oblò sembra terribilmente arida: Rumbek, Sudan. .Ci sono solo aereoplani siglati UN e WFP (world food program). Parecchio caldo. Madit ci aspetta, e con un fuoristrada cominciamo a percorrere una strada di terra e sabbia. E’ una delle migliori, dicono. Non c’è nulla, solo capanne circolari con tetti in paglia e i muri tipici in fango. Per essere Africa anche la natura è povera. L’unica presenza che popola le strade sono le centinaia mucche dei pastori Dinka, hanno più corna che carne. Attraversiamo il villaggio di Queorolu, la settimana scorsa i militari hanno cercato di disarmare alcuni pastori Dinka armati. Molti Dinka possiedono armi per difendere le proprie mandrie, che è tutto ciò che hanno, da furti. Ma loro non hanno gradito questa manovra e per vendetta hanno ucciso con un agguato 18 militari, e loro per vendetta a loro volta hanno bruciato tutto il villaggio e ucciso sei civili. Adesso dal villaggio sono scappati tutti, è deserto, con crocchi di militari che fumano e giocano a carte. Ma la strada fino a Mapourdit è tranquilla, tranne la strada stessa che diventa sempre più stretta, sabbiosa e piena di buche. Anche a Mapourdit non c’è nulla, è un insieme di capanne. E’ buio, molto buio, senza la nostra ormai famosa dinamo che cigola nella notte, non si vedrebbe nulla. Giornata nell’ospedale insieme a Rosario, fratello comboniano, medico chirurgo che porta avanti tutta l’attività dell’ospedale, e da anni fa un lavoro davvero straordinario. Abbiamo tre giorni per prendere consegne e cercare di capire il più possibile prima che lui parta. 24 posti letto di chirurgia asettica, e 24 di chirurgia settica, una pediatria, una ginecologia e ostetricia, e una medicina interna. Sembra tanto, e i pazienti sono tanti, ma l’ospedale è piccolino. Sono tante piccole casette adibite a reparti. Costruito nel 2000, è rimasto per quattro anni sotto forma di capanne, perché le lamiere avrebbero attirato i bombardamenti degli arabi. Da qualche anno hanno cominciato pian piano a renderlo più solido. I pazienti non sono semplici per niente. Alcune “gun shot” ferite da arma da fuoco, molti operati di ernie e appendiciti, amputazioni, molti aborti spontanei perché continuano a lavorare duramente durante la gravidanza, e i bambini che come al solito fanno più male da vedere, un piccolino di sei mesi morente per una sospetta encefalite, un altro di nove con una malnutrizione oltre il limite della vita, che ancora vive ma non ha più le sembianze di un bambino. “Il catetere sovrapubico deve tenerlo tutta la vita, a meno che non venda delle vacche e vada in Uganda per farsi operare alla prostata, ma visto l’età io non glielo consiglio..” dice Rosario in un dinka fluente ad un suo paziente di circa 60 anni. Nel giro visite Rosario si accorge che un ragazzo operato ieri di appendicite ha 80/60 di pressione, nessuno degli infermieri (che sono al primo anno della prima scuola in questa regione del sud sudan per infermieri fatta proprio in questo ospedale) ha detto niente, è domenica, e metà del personale che dovrebbe essere in servizio, non si trova. Probabilmente perde sangue in addome, e così finiamo tutti in sala in urgenza per il battesimo. Rosario e Caterina sono costretti a fare una laparotomia di urgenza per trovare la perdita. Serve sangue che come al solito non c’è. Il ragazzo ha solo una sorella compatibile che però ha otto di emoglobina e un bambino piccolo che allatta. Rosario vieta di prelevare il sangue a Suor Pauline, che questo mese gliene hanno già preso un sacco essendo un donatore universale. Sotto ketamina l’intervento va a buon fine, non facile però. Non abbiamo ancora fatto a tempo a scaricare i borsoni con tutto il materiale per l’ospedale. In serata controlliamo il ragazzo che si è ripreso bene.

Noi stiamo bene, la situazione qui non è per niente facile, ma tranquilla.

Ps. Non c’è campo cellulari, solo satellitari. Una linea internet costruita da una fondazione umanitaria che crea connessioni internet per gli ospedali..se leggete e perché siamo riusciti ad agganciarci almeno li.

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