Day 5-6-7

“Heavy rain” pioggia pesante, la chiamano così. Una notte e un giorno intero. Acqua corre da tutte le parti, dalle montagne, verso i canali, nelle piantagioni. Ovunque tranne che in casa. Quando piove tanto il fango intasa la condotta che dalla montagna porta l’acqua al villaggio. Così niente acqua. La vediamo correre via ma non possiamo usarla. Così iniziano i viaggi al fiume con le taniche per fare scorta. E così anche il bagno, rigorosamente nel fiume, di notte. Tre indiani, due italiani, a mollo in un fiume africano. Quantomeno bizzarro. Il saluto al mattino ai bambini della scuola è ormai di routine. Ci aspettano, sono meno timorosi, e ogni giorno di più ci corrono al collo chiamandoci per nome. L’intervallo è tutto nostro, il problema è fermarsi per farli tornare a lezione. Andiamo a vedere la scuola governativa di Msolwa. Le classi sono strapiene, bisogna fare attenzione dove mettere i piedi perché i pavimenti sono tutti rotti con buchi anche profondi. Uno su cinque ha qualche libro o quaderno. Nessuno sa l’inglese, anche se negli orari è segnato 40 minuti di inglese al giorno. Flaviana è la direttrice. Ci sorride, è l’unica insegnante oggi, dice che è giorno di salario e sono andate tutte per ritirarlo. 600 i bambini. 6 aule. Devono fare i turni nelle aule perché sono troppi. Aiutiamo un po’ Manoj e Lijoux in tutte le moltitudini di lavori che devono fare. Piantiamo la tapioca, costruiamo un recinto di mattoni attorno al mucchio di sabbia che serve per la costruzione, se no a ogni pioggia se ne trova sempre meno, Franco costruisce un canestro per far giocare i bambini a basket, puliamo con maceti molto artigianali il verde che cresce ovunque davanti alla scuola. I lavori da fare sono tanti, bisogna trovare il momento buono, tra una pioggia e il troppo caldo. I ragazzi ti guardano lavorare divertiti ma poi pian piano vengono a darti una mano, se poi la metti sotto forma di gioco vengono tutti. Tutto è buono per condividere momenti con loro, farsi raccontare, capire sempre meglio le usanze e i problemi del luogo. Nelle ultime luci della giornata qui davanti è diventato un playground. I bambini aumentano sempre di più, Silvia, Elena e Sara insegnano mosca cieca, ruba bandiera, palla avvelenata, loro in cambio insegnano diversi girotondi con canzoni in Swaili. Quando scende la notte loro continuano a vedere bene, noi no.

Andiamo a fare visita al dispensario del villaggio. Daniele conosce già il dottore locale che è lo stesso dell’anno scorso, dott. Malale. Il dispensario  è osceno. Una casetta cadente con una controsoffittatura marcia. C’è quell’odore acro tipico di urina di topo o del suo cugino volatile pipistrello. Malale ci fa vedere la stanza per le medicazioni, per i parti, per le vaccinazioni. Difficile dire qual è la peggiore. La farmacia è fatta di dieci contenitori della grandezza di caffè solubile con un po’ di farmaci base. Antimalarico è finito. Antibiotici sono finiti. Antidolorifici finiti. Il bagno nelle pozze del fiume insieme a tutti i bambini del villaggio che tornano da scuola, e probabilmente anche un po’ di billartia, per fortuna ci toglie quel odore di dosso. Msolwa diventa ogni giorno più familiare e noi a loro, sorridono di più, si accostano per salutare e per provare a scambiare due parole, loro in inglese, noi in swaili, abari(come stai), safi (bene) asante (grazie) karibù (benvenuto) ginelaku nani (come ti chiami). Qui vicino ci sono delle cascate. Sono  famose in tanzania,  Uguzungwa Falls. Con due ore di cammino si raggiunge la cima della cascata maggiore, 170 metri di salto.Da qui è’ uno spettacolo che ci toglie le parole. Si vede tutta la piana, una distesa lunga con nuvole che corrono. Sono visioni che non appartengono alle nostre terre, ma solo a queste. La foresta attorno, la cascata sotto, la distesa davanti. A bagno nella pozza sotto, con acqua che ribolle per la cascata, guardando il salto impressionante che dalla foresta tra le rocce e vapori ci raggiunge viene spontaneo pensare “ hei, ma non mi riconoscete, sono re Julien…”. Tornando a Msolwa è ora di playground…e vai..Franco intanto pensa un modo per mettere su una rete da pallavolo.

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