Day 14

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Sveglia ore 7.00. Oggi è l’onomastico di Jose. Alcuni di noi portano avanti l’attività dell’ambulatorio, altri visitano gli anziani della casa per abbandonati. Non manca come al solito la scabbia, così il team ormai collaudato di lavatori di scabbia si mette al lavoro. Dopo una bella passata con lo Scabex, belli unti e bianchi vengono lavati con la manichetta fuori. Intanto piove. E’ una strana scena, questi anziani fuori sotto la pioggia che vengono lavati con la pompa, e si divertono, si fanno accudire come bambini, forse non gli sembra vero che qualcuno si prenda così cura di loro. Nel pomeriggio andiamo in giro per i villaggi a cercare i pazienti operati da Mission PS, stanno tutti bene, le ferite sono tutte cicatrizzate perfettamente, nessuno ha avuto problemi. Intanto in ambulatorio arrivano diversi casi. Alcuni decidiamo di metterli nella lista di adotta un malato. Un padre di tre figli che dovrebbe essere operato di colecisti per calcoli, che non riesce più a lavorare dal dolore ma non può permettersi l’operazione, un ragazzo di 23 anni con un cheloide al collo spaventoso come esito da ustione per un spruzzo di cherosene mentre fumava, e un signore con un adenoma di 20 centrimetri al collo che non riesce più a parlare per la compressione e anche lui non può permettersi l’operazione poichè da poco è stato operato di calcoli e ha finito tutto quello che aveva.Chi finisce presto il lavoro ha il primo giro di trattamento ayurvedico dal mitico dott. Suchareedan, che tra olii caldi e massaggi vigorosi cerca di sistemare la “spondilates” che ormai ognuno di noi ha. La sera per la prima volta abbiamo un momento per noi. Sul grande terrazzo all’altezza delle cime delle palme ognuno parla, racconta dell’eperienza del viaggio, dei propri pensieri, di sè, dei grandi sitemi del mondo e delle sue disuguaglianze, se tutto questo può servire oppure no. Ma non c’è una risposta, ma solo il pensiero che se l’alternativa e osservare allora intanto preferiamo provare a fare qualcosa.

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