Mission OH: aggiornamenti Haiti

3 mar
2010

In seguito alla telefonata avuta il primo marzo con il nostro presi Daniele Sciuto e Masengo di Malaki ma Kongo del team di Mission OH, Letizia di Malaki ma Kongo ha pubblicato un report sul blog dell’associazione. Lo trovate in calce a questo post.

Di seguito invece gli SMS ricevuti da Daniele in questi giorni:

Lunedì 1 marzo 2010, ora italiana 5.37 a.m
“Siamo scesi dalla montagna, impossibile descrivere. Villaggi, pietre, spiriti voodo, famiglie tante, bambini tantissimi. Abbiamo distribuito il riso e 200 famiglie e visitato altrettanti. Qualche tensione, ma tutto bene. La gente ha davvero fame. A essere …sincero è stato davvero duro e faticoso fisicamente. L’anziana del villaggio ringraziando ha detto che nessun medico aveva mai messo piede prima in queste alture. Sa bene che sono isolati,”ci rivedremo”, dice, “ma non in questa terra.”

Martedì 2 marzo 2010, ora italiana 22.30
“Ci hanno invitato alla radio di Port au Prince, Kreyols 106.5 per un intervista di un’ora. Alle popolazioni dell’interno non arriva molto, c’è tanta burocrazia. Non pensavo che una piccola cosa come Mission OH avrebbe mosso tanto.”

Mercoledì 3 marzo 2010, ora italiana 10.35 am
“Secondo giro. Preso camion, nuovo carico di riso, olio e zucchero. Altri 60 sacchi. Poi di nuovo su nell’entroterra, villaggio di Dividie’.Distribuzione non facile, qualche tensione.Poi diretti a Montagne Noire per l’ultima tappa.Grande distribuzione, ne abbiamo cucinato una parte e mentre venivan…o a ritirarlo mangiavano assieme.Ha funzionato bene.Visite mediche fino alle due del mattino.Poi ci consegnano nella casa vodoo certificato di onore e merito per il servizio reso alla popolazione haitiana.Che strana la vita. Poi partono i tamburi, e le danze.Cantano, e il terremoto e la fame stasera sono lontani”

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Segnaliamo anche il nuovo articolo di FTC per la rubrica Sporcomondo su Acta Diurna: Haiti prima niente, poi tutto
http://www.actadiurna.it/2010/03/haiti-prima-niente-poi-tutto/

Pubblichiamo qui di seguito un botta e risposta avvenuta via mail in data 1 febbraio. La pubblichiamo perché pensiamo che qualcuno ha avuto l’intelligenza critica e la sincerità di porla, ma sicuramente molti l’avranno pensata. [...]

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Il report da Malakimakongo (fonte http://soshaitimalakimakongo-it.blogspot.com/)

Ore 22.30.
Squilla il telefono.
E’ Masengo, finalmente la comunicazione telefonica riesce!
Al momento della chiamata Masengo (Malaki ma Kongo), Daniele (Find the Cure) ed Elien (Malaki ma Kongo-Haiti) si trovano a Port au Prince; hanno appena finito di passare alla radio Planèt Kreyòl nella trasmissione radiofonica “Kilti Kreyòl ” di Elien, la trasmissione indirizzata e molto seguita dalle comunità di base haitiane, in cui si parla di cultura, della protezione dell’ambiente naturale, dei casi di società, ma soprattutto di come curarsi con le foglie, le cortecce degli alberi e le radici quando mancano le medicine. E ora che le medicine sono arrivate, si fa informazione su come utilizzarle aprofittando della presenza degli amici venuti dall’Italia. Durante l’emissione c’è una forte interazione con il pubblico, che ha l’occasione di porre tutte le domande sui problemi che li riguardano.

Primo giorno nella capitale dopo gli ultimi passati nei vari paesini delle montagne a distribuire cibo, cure mediche e medicinali, dove non c’è assolutamente rete per telefonare, i caricatori dei cellulari di Masengo e Daniele erano rimasti al villaggio in montagna e quindi erano senza telefono. Ma alla radio sono riusciti a caricare, ed è così che finalmente la comunicazione ha avuto luogo. Fa sole e caldo a Port au Prince. In montagna invece aveva piovuto e faceva freddo.

Masengo racconta che sono molto stanchi; stanno lavorando un sacco per trasportare kili e kili di medicine e viveri nelle zone più remote delle montagne. Elien si sta facendo in quattro per riuscire a portarli in più posti possibili; lui stesso continua a curare gli ammalati assieme a Daniele; visitano circa 150 persone ogni giorno.

La comunicazione passa a Daniele; le sue prime parole sono “Stiamo facendo l’impossibile, qui. Siamo davvero gli unici… però quello che è positivo è che stiamo riuscendo a lavorare molto più di quello che avevamo previsto. Elien è felice. E’ una persona meravigliosa. E con Masengo abbiamo una grande affinità che ci ha portati a costruire una bellissima squadra qui ad Haiti.”

Si sente una carica positiva dal timbro delle loro voci, la soddisfazione di lavorare con persone di grande spirito che insieme riescono a raggiungere risultati positivi pur in condizioni estreme e difficili.

Infine la comunicazione passa ad Elien, che faccio appena in tempo a salutare quando la scheda telefonica mi tradisce con quella vocina che spunta all’improvviso dicendo “thirty seconds remaining”… così in fretta lo saluto e gli porto gli auguri di buon coraggio e buona fortuna da parte di tutte le persone che dall’Italia hanno sostenuto e sostengono questa missione; Elien ringrazia e sta per chiedere qualcosa ma…. click. La linea cade.
Mannagg….

Comunque fa piacere di sapere che le cose si stanno muovendo bene.
Di sicuro di lavoro ce n’è ancora tanto da fare e ce ne sarà anche per i prossimi mesi.
Noi non molliamo; continueremo a organizzare e partecipare a raccolte fondi per non abbandonare queste comunità montane di Haiti che FINALMENTE almeno questa volta hanno ricevuto un po’ di solidarietà e sostegno in tale tragico momento. E hanno saputo che c’è qualcuno che può arrivare fino a loro, che non sono soli!!!

2 Commenti a Mission OH: aggiornamenti Haiti

Rita P. Identicon Icon Rita P.

marzo 4th, 2010 at 08:49

che dire davanti a tanta generosità, partecipazione, solidarietà e amore per i più sfortunati?
No. Proprio non riesco a trovare le parole adatte per sostenervi ed incoraggiarvi…….

Barbara Identicon Icon Barbara

marzo 4th, 2010 at 23:46

“Alcuni impegni presi vanno mantenuti, sempre. A volte, anche a noi, non rimane che l’amarezza di vedere questi disastri e non poter fare molto, se non la consolazione che lavoriamo per questi paesi con tutto il nostro impegno e risorse 365 giorni l’anno.”
Ho letto l’articolo pubblicato su Hacta diurna e la prima reazione (non me ne voglia chi ha scritto la mail) è stata di rabbia…ho pensato “ma com’è possibile che qualcuno venga a chiedere di intervenire a chi già si sta prodigando per le popolazioni che vivono in situazioni drammatiche? magari adesso si proporrà di andare anche in Cile…!”.
Ma la rabbia è durata il tempo di una doccia…poi ho pensato a me, a quante volte, mossa dai valori in cui credo profondamente, ho semplificato situazioni che conoscevo poco e mi sembrava illogico che le azioni non procedessero in certe direzioni…assurdo che ci siano container pieni di viveri e non vengano distribuiti a chi ne ha un bisogno disperato, che le diverse associazioni che si occupano di no profit e volontariato non riescano a trovare un coordinamento per gli interventi destinati ad aree limitrofe, che le stesse persone che si spendono per creare una società più equa, si perdano in discussioni sterili e vengano coivolte in dinamiche infantili per non perdere il proprio potere all’interno dei gruppi ai quali appartengono…la vita mi ha insegnato, nelle situazioni che ho avuto modo di conoscere più direttamente, che il mio giudizio era stato affrettato e frutto di una approssimazione. Ho citato una frase della risposta nell’articolo su acta diurna, perchè mi ricorda quanto mi disse anni fa un amico, a proposito delle adozioni a distanza: “il problema, non è tanto trovare qualcuno che sia disposto ad adottare un bambino, ma sperare che chi ha iniziato, continui nel tempo; perchè quando chi ha aderito al progetto non rinnova la quota occorre cercare altre persone che lo facciano al posto suo”…
Leggendo gli aggiornamenti a mission VII mi sono resa conto di quanto debba essere grande il carico di lavoro anche dall’Italia, per poter portare avanti i piccoli (se confrontati con la realtà che parla di un 80% della popolazione mondiale che vive in situazioni di indigenza) grandi (se paragonati alla immobilità cui si adagia buona parte del 20% che sta bene, me compresa) passi che portano verso una cancellazione delle disparità sociali.
Sono molte, troppe, le situazioni di povertà (che porta con sè soprusi, dignità negata, mancanza di relazioni sociali basate sul rispetto)…è umanamente impossibile farsi carico di tutte.
Allora, dopo l’indignazione e il desiderio di restituire quanto è stato tolto a chi ne aveva il diritto, arriva la gratitudine per chi si muove in quella direzione, per quanto è capace e nel modo che più gli appartiene. Non siamo tutti Madre Teresa, Gino Strada o Finders…la diversità del genere umano è la sua più grande ricchezza. Find the cure ha rivolto lo sguardo all’inizio all’India, poi all’Africa, ora anche ad Haiti. Ma il solo portare avanti quanto ha iniziato è MISSIONE che può durare una vita. Non mi aspetto che i finders arrivino ovunque, ed ho fiducia nel fatto che altri come loro raggiungano realtà diverse, in molti angoli del pianeta. Ma mi chiedo cosa posso fare io, oggi, nel mio quotidiano, con le persone intorno a me e per quelle lontane da me (che ho adottato col cuore), per contribuire a questo cambiamento che tanto desidero. Non è una deresponsabilizzazione; al contrario, è uno stimolo a portare la “mia” goccia nell’oceano, nella forma che più mi si addice. Per evitare di cadere nella delega a chi ha “notevoli capacità ed esperienze mediche”, investendo così, chi è già in prima linea, di attese che sono difficili da portare addosso, perchè il bagaglio sulle spalle è oltremodo pieno…

“Siate il cambiamento che volete veder accadere nel mondo” Gandhi.

Namasté ai finders coinvolti nelle missions, a quelli che sono supporto logistico in Italia (grazie in particolare a Francesca, che aggiorna il blog su Haiti) e all’autrice della mail del 1 febbraio, che con il suo lasciarsi toccare dalle tragedie nel mondo, e la voglia di unire la propria voce a chi chiedeva aiuto, mi ha offerto la possibilità di mettermi in discussione.

Barbara

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