La resilienza delle donne di Bourobogou e il magazzino nuovo


La  storia è un po’ vecchia e non riguarda solo il Mali: quando si tratta di decidere chi far studiare, chi far curare, chi agevolare,  l’uomo ha un canale preferenziale; quello stesso canale lo hanno le donne, quando si tratta di decidere chi deve faticare, chi si deve occupare della famiglia, del raccolto, del recuperare l’acqua al pozzo, dell’economia famigliare.

Pensate  a tutti i risvolti più scomodi: ecco quelli sono ad appannaggio della donna. Pensa a volte la fortuna.

Le riunioni, i momenti importanti vissuti da Find the Cure in Mali sono stati sempre condivisi con gli uomini. Uomini seduti in cerchio nel villaggio sotto una pianta di mango, noi e in seconda fila le donne. Come se dovessero solo essere spettatrici delle decisioni prese per il loro villaggio. Non che questo ci abbia mai scandalizzato. Paese che vai, usanza che trovi.

Segni di cambiamento ce ne sono stati e il Comune di Kassaro ha cercato di farsene promotore: Madame Sirantu, responsabile della farmacia del Centro di Salute, riveste un ruolo di grande responsabilità all’interno del Consiglio Comunale. e della nuova associazione per lo sviluppo del Comune Rurale di Kassaro – l’A.D.I.K – fanno parte tre donne.

Il villaggio di Bourobogou però è diverso. Diverso da tutti i villaggi incontrati dal 2012 ad ora; nemmeno Diak, sindaco di Kassaro sa dire perché. E’ un villaggio dove ad accoglierti sono le donne.  Ahhh che meraviglia queste donne a volte corpulente e a volte esili come rami secchi e con volti sempre sorridenti. Adoriamo Djeneba, la figura di riferimento delle donne e tutte le altre che si siedono attorno a lei.

Arriviamo nel villaggio nel 2014 , per la richiesta di un pozzo. Una visita breve, giusto per valutare la zona. Allora non ci colpì particolarmente. Ci torniamo  qualche mese dopo, per l’inaugurazione del forage. A venirci incontro tutte le donne del villaggio, vestite in abito uguale,  che dà loro un eleganza e un portamento unici. Ricordo con un po’ di vergogna i nostri pantaloni da missione e le t-shirt sdrucite di FTC, quello era un giorno importante. Dovremmo sempre ricordare di infilare in valigia qualcosa di un po’ più “elegante”.

Poco dopo capiamo che la festa sarà doppia, si celebra sì il pozzo, ma anche e soprattutto la consegna dei diplomi alle donne del villaggio per il corso di alfabetizzazione.

Su una lavagna nel mezzo di una piazza di terra rossa, ognuna di loro fa un esercizio di matematica, di grammatica oppure declama un verso in bambara. A ogni nuovo diploma un canto, un ballo un grido di gioia per questo piccolo passo verso l’autonomia,  l’emancipazione.

Le donne di Bourobogou si distinguono per la produzione di burro di karitè. Grandissime lavoratrici producono una grossa quantità di questo “oro maliano”, per svenderlo poi a pochissimo prezzo purtroppo ai cinesi. Da anni cerchiamo di trovare il modo per utilizzare il loro burro di karitè, fino ad ora con scarso successo.

Ad ogni missione torniamo a Bourobogou perché è bello stare con loro, anche se poi le conversazioni spesso sono fatte di sorrisi e sguardi, non parlando noi bambarà e non parlando loro francese.

A Novembre 2015 prendono coraggio e arriva la loro proposta: gli servirebbe un magazzino per lo stoccaggio e la lavorazione del karitè. Il mulino che hanno è segretato in una struttura di terra e fango angusta, soffocante. Il motore della macina, a scoppio, rende l’ambiente insopportabile

Non ci vuole molto a capire che un magazzino potrebbe essere una buona cosa, così come un nuovo locale per la macina. Visto che il motore è potente e il burro di Karitè “impiastriccia” la macina, perché non collegare una nuova macina per lavorazione del mais e dei cereali? Detto fatto. Che magazzino nuovo, doppia macina e nuovo locale mulino sia.  Siamo a Marzo 2016.

Sapete qual è la particolarità di un Comune come quello di Kassaro, guidato da un sindaco come Yacouba Diakitè? Che i tempi non sono africani nella realizzazione di un progetto. Qualsiasi progetto, dalle maternità, ai pozzi è stato realizzato in tempo zero con la collaborazione di tutto il villaggio. Gli uomini portano la terra, le donne l’acqua e i muratori fanno il resto.  Solo la stagione delle pioggie e le strade impraticabili hanno talvolta rallentato i lavori.

Ecco, ma il magazzino di Bourobogou è stato infinito. E non per colpa della pioggia o del troppo caldo. Per colpa degli uomini. Una presa di posizione netta quella dei maschi di Bourobogou. Il magazzino è per le donne? Il mulino è per le donne? E allora che se lo costruiscano loro.

Niente terra, niente acqua, nessun tipo di collaborazione. Non per cattiveria, solo che è una cosa che non interessa, anzi,  infastidisce che si possano sprecare energie e soldi per un qualcosa dedicato alle donne. Uomini da Kassaro e altri villaggi hanno aiutato le donne di Bourobogou con il loro magazzino, ma inevitabilmente i tempi sono diventati africani. Ora i due magazzini sono terminati (anche se a dire il vero manca ancora l’intonaco) e le donne hanno stoccato il loro primo raccolto.

Un progetto semplice, preso in carico a Novembre 2015 che possiamo dichiarare completato a Novembre 2017, due anni dopo. Manco avessimo costruito una cattedrale!

Ora un giovanotto con sigaretta in mano lavora , sta macinando il miglio.  Miglio che sfamerà l’intera famiglia, uomini compresi. Grazie alle donne di Bourobogou. Lavora in un locale ampio, dove si respira, dove entra luce. Lo ha ottenuto grazie alle donne di Bourobogou.

Le donne hanno immagazzinato le noci di karitè. A breve inizierà la faticosa lavorazione: scegliere le migliori, farle essiccare nei forni, spelarle, macinarle, lavorarle… e poi il prodotto verrà venduto a poco, presumibilmente a un commerciante, uomo.

Quel poco guadagno verrà messo in famiglia, per comprare cibo.

Forse un po’ di amaro in bocca rimane.

Grazie alle donne di Borobogou, che in fondo rappresentano le donne di gran parte dell’Africa, che davvero sanno che cos’è la resilienza. Sanno restare in piedi e con la schiena dritta e lo sguardo fiero, anche quando l’urto è assai pesante. Non si spezzano,  perdono figli, faticano, molte muoiono senza sapere  cos’è l’amore e riescono, nonostante tutto, a mantenere quella complicità che solo un gruppo di donne sa creare . Quanta bellezza in Bourobogou, quanta bellezza nelle donne africane.

Tenete duro perché se c’è una speranza, beh quella siete voi.

 

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