8 dic
2011
di e con Davide Sgorlon, Esther Ruggiero
musiche originali Davide Sgorlon
suggestioni sceniche di Francesco Fassone

immagini Fotogramma 25
in collaborazione con Find the Cure e con il patrocinio di CIRCOSCRIZIONE 8
Ogni movimento ha un suo motore, una sua ragione, una scintilla che innesca il processo di andare verso qualcosa: di meglio, di allettante, di sconosciuto. Da sempre si va. Alla ricerca. Ma è nell’incertezza dell’approdo e – talora – nella certezza del non ritorno che si costruisce il solco profondo dei migranti. Di quelli che vanno per cercare la vita. A volte in assoluto, a volte la propria. “C’è chi è lieto di fuggire una patria infame; altri, l’orrore dei propri natali. Per non esser mutati in bestie cancellano lentamente la traccia dei baci”, scriveva Baudelaire.
Il progetto nasce dall’esperienza editoriale di Find The Cure Mamma vado a vivere in Italia, un volume edito con il sostegno della Provincia di Savona che raccoglie venti storie di migranti partiti da tutto il mondo per trovare un approdo in Italia, e più precisamente nelle terre del savonese. Sono storie profondamente diverse, che portano con sé mondi distanti, da noi e tra di loro, ma che hanno tutte la radice comune della ricerca della dignità, di quel valore umano che dovrebbe essere imprescindibile alla vita stessa. Disperazione, povertà, paura, ma anche solo speranza o desiderio di realizzarsi, in una ricerca di equilibrio che funambolicamente governa in eterno i destini degli esseri umani e dei popoli. E in un momento storicamente, culturalmente, economicamente fuori equilibrio, in cui i piatti della bilancia si distanziano ogni giorno un po’ di più, in modo drammatico, ci sembra importante raccontare le storie di chi – con una forza immensa – il suo piccolo equilibrio forse l’ha trovato. E di chi, invece, no.
Parole e musica dal vivo, immagini e suggestioni sonore.
Un piccolo massaggio cerebrale multimediale per attivare pensieri, emozioni, tracce interiori che tutti ci portiamo dentro. La lettura/narrazione è accompagnata dalle immagini di chi quelle storie le ha vissute in prima persona, dalle immagini che – in questo particolare momento storico – tutti abbiamo negli occhi e che forse non vediamo più, dai suoni lasciati e ritrovati, dagli echi delle voci graffiate dalla vita. Una giostra. Funambolicamente in cerca di un equilibrio, appunto.
Per ricordarci che nessun approdo è un arrivo. Mai

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