Day 9, sera. Da Esther
Sono partiti. Manoj, Francesco, Chiara e Andrea – sul fantastico Scudo della Croce Rossa di Saint Vincent – hanno lasciato Msolwa per andare chi all’ospedale di Doha (in bocca al lupo, Manoj!) chi per tornare a casa. E’ una strana sensazione rimanere qui in pochi, c’è un’atmosfera rarefatta: oggi è sabato ed è il primo vero fine settimana che viviamo. Niente scuola, il cielo è pesante, non c’è il sole, molto silenzio. Brother Leonard è a Ruaha a far la spesa e Father Siby è a letto con la malaria. Vincenzo dice che si sente come quando in teatro finisce lo spettacolo e c’è ancora lo smontaggio da fare. È vero. Poi, nel pomeriggio, le ragazze si mettono a fare il bucato, i ragazzi qualche lavoretto e i piccoli a giocare a palla. Il cielo si apre, si respira, il sole.
Un nuovo inizio, forse con ritmi diversi, forse no. Vedremo.
Ma ci mancherete, amici. Tanto.
Day 10 (da Alfredo)
Ore 8 del mattino: siamo in piena emergenza.
Oltre a Siby, affetto da malaria, che stamani va trasportato all’ospedale di Ifakara per controllo,anche una suora della vicina missione di Sole ha bisogno di assistenza. Inoltre la nostra cuoca è anch’essa ammalata. L’auto che aveva portato Manoj e gli altri a Dar Es Salama non ha fatto ancora ritorno, per cui Simo e Vince accompagneranno Siby con l’auto di padre Ligiu. La missione di Msolwa resta in mano a Ester, Alfredo e Leonard. Ester ed io prepariamo la 2^ lezione teatrale che terremo alle 12,30. All’ora prevista andiamo a prendere in classe ragazzi e ragazze e li portiamo, al solito, sullo spiazzo antistante la vecchia chiesa. Oggi iniziano con un esercizio a cerchi concentrici, poi passiamo al gioco dello specchio, alla camminata libera con blocco della persona, al muoversi del singolo con dietro un compagno che funge da ombra. Non tutto riesce alla perfezione. Con più di sessanta individui da coordinare, cercando di spiegar loro cosa debbono fare, risulta difficoltoso avere la loro attenzione anche per la comprensione materiale dovuta alla lingua (non tutti sanno bene l’inglese). Inoltre si ha la percezione che parecchi facciano fatica a concentrarsi o seguano distrattamente le cose.
Vedremo come andrà domani con gli esercizi dati ad alcuni gruppi
Nel frattempo riceviamo notizia da Simone che la situazione di Siby è migliore del previsto. Il ritorno è previsto per il pomeriggio: e cosi avviene. Purtroppo durante il viaggio hanno forato e quindi Simo e Vince, appena rientrati, sono costretti a recarsi a Ruhaa per cercare di sostituire il pneumatico danneggiato. Intanto io riesco ad assemblare un’altalena per i bambini. Cala la sera: il coro sta provando in chiesa. I rumori si attutiscono ed io avverto il respiro dell’Africa che si fa più vicino e cerca di parlarmi con un linguaggio ancora sconosciuto: comprendere questo luogo e chi ci abita non è semplice, anche se tutto in torno a te è scandito da cose elementari. A volte si ha come l’impressione di infilarsi in un labirinto: tu sei certo e consapevole che l’uscita è a portata di mano, ma resti insicuro circa il percorso da fare.
Day 13 Da Esther
Stasera è successo. Tornando dalla (inutile) spedizione a Ruaha alla ricerca della connessione perduta, nel buio incerto della notte incipiente mi sono sentita a casa.
Mi sembravano familiari le buche delle strade, le sagome delle case, la gente, le biciclette cariche di banane carbone vestiti. Tutto normale. Fermarsi a Msolwa a comprare qualche bottiglia di birra, intravedere le tv accese tra le maglie delle zanzariere, quasi come se riconoscessi le abitudini e come se la mia vita schizofrenica in realtà – dentro di me – fosse sempre andata a ritmo tanzano. E stanotte ho sognato case provenzali nella foresta africana, in un palmeto dai fiori rossi.
Oggi era giornata di Lariam, sarà quello…
Day 14. Da Vince.
Il carrozzone si muove! Oggi si fa CINEMA. Selezioniamo i due protagonisti : Elia e Morine. Poi tocca ai personaggi secondari. Una quindicina tra ragazze e ragazzi. Poi, immancabile, Christian (otto anni)…la mia ombra. Ma Morine ad un certo punto rinuncia. Non riesce a sopportare il peso della notorietà e così viene sostituita da Gloria, la mia seconda scelta. Gloria all’inizio fatica ad entrare nella parte, poi Esther provvidenziale e miracolosa (non so ancora cosa le abbia detto) la trasforma in un’attrice holliwoodiana. E allora : “Motore… And… Action” – è da tempo che desidero dirlo in inglese – Simone alla camera: ha scelto l’inquadratura migliore. Non è completamente d’accordo con le mie scelte registiche, ma c’è poco tempo, domani lui tornerà a casa ed io senza di lui non ho alcuna possibilità. Portiamo a casa la prima scena, una scena corale (circa venti ciak), difficilissimo. Io che suggerisco le battute in swahili; Isa – il loro teacher – che mi dà una mano, un braccio e un rene… Esther che fa da trait d’union tra i ragazzi, Simone, Dio, Robert de Niro e me.
Seconda scena.
Solo i due protagonisti. Poche battute, ma Gloria è un po’ timida. I ciak si moltiplicano. I due non riescono a guardarsi negli occhi. Ma la scena lo impone e all’ennesimo tentativo la scena è buona…forse. Sospendiamo e diamo a tutti appuntamento alle tre, per le riprese nel villaggio, già sapendo di non cominciare prima delle quattro (Qui l’orologio è solo un soprammobile). Ci raccomandiamo che indossino gli stessi abiti del mattino. Raccomandazione inutile e come previsto alle quattro meno un quarto ci trasferiamo nel villaggio. Devo ammettere che è emozionante, mi sento un po’ Fellini (con la meningite) a differenza di Simone che credo che si senta un po’ come uno spillo nel sedere di un elefante: la gente del villaggio l’ha ormai circondato; dove guarda lui, guardano tutti. Esther ed Babu Alfred (GRANDE) ci aiutano in tutti i modi possibili. Ma improvvisamente, il panico: la batteria della telecamera è in esaurimento ed è l’unica che abbiamo…si accelera il battito cardiaco di Simone che mi guarda come per annunciarmi che il mondo finirà oggi. Da qui in poi ogni ciak è buono anche perché stiamo bloccando il traffico di Msolwa e qualcuno si sta innervosendo. Finalmente Elia dice l’ultima battuta in swahili ed io do lo stop senza aver capito neanche una parola. Le luci si spengono (si fa per dire) e il carrozzone torna a casa, forse più carico di quando è partito.
Day 15 da Esther
E siamo rimasti in due…
Babu e mtoto Rivoire sono partiti. Autobus stracarico verso Daar Es Salam.
Per la seconda volta riesco a trattenere le mie solite scene lacrimose. Uffa, al prossimo giro bisogna calcolare meglio il numero degli addii, ricordarsi. Vince crea MBOXUTOOLU, ovvero versione africana di scatola Ikea per attrezzi. E per tirarci su nel pomeriggio visitina di cortesia ormai di un vecchio amico, il vescovo Ngapi Ndorobo. Stavolta con tanto di sirene spiegate e due sole ore di ritardo.
Ça va sans dire che tutto il resto è rimandato a lunedì.
2 Commenti a Day 10-11-12-13-14-15
agosto 15th, 2010 at 11:23
leggervi è davvero un piecere. un abbraccio da qui
agosto 16th, 2010 at 19:35
Ragazzi, mi fate paura. State sfidando un mondo sconosciuto, senza sapere esattamente come ogni cosa si evolverà.
Ma nel nostro mondo, qui in Italia, anche noi non sappiamo bene dove andremo a finire… Chissà
Forza…Il vostro lavoro lascerà certamente un segno, positivo.
A tutti un abbraccio. A esther e Vincenzo un grande bacio.
Vi aspettiamo, anche qui c’è chi vi vuole bene e ha bisogno di voi.