I RUN FOR FIND THE CURE”,

Progetto sportivo-umanitario che unisce sport e solidarietà in un legame così stretto da non riuscire a distinguere la fine di uno e l’inizio dell’altro.

Che cosa è I RUN FOR FIND THE CURE? E’ un progetto sportivo che raggruppa trasversalmente atleti di tutti i calibri, età e locazione geografica con l’idea di correre per una motivazione in modo da lasciare una traccia umanitaria e non solo atletica. Un team sportivo unito nell’intenzione di farsi portavoce di valori forti e di dedicare il tempo e la fatica di una competizione, di un allenamento e di una gara per un pensiero o una causa, che possano far crescere e al tempo stesso che sensibilizzino chi osserva e lo coinvolgano. Da qui il sottotitolo “Io corro ma non scappo”.

Quali sono le finalità di I RUN FOR FIND THE CURE? Tante.

  1. Creare un team sempre più numeroso che possa partecipare a gare famose e meno famose, nazionali e internazionali, vestendo la maglia appositamente disegnata per questo progetto: sul retro, infatti, sono stampati alcuni dei valori ai quali ispirarsi, in modo che tutti, sia gli atleti sia il pubblico, possano trarre motivazione.
  2. Creare gare speciali dedicate interamente allo spirito di solidarietà ma con un livello atletico podistico altamente professionale.
  3. Creare collaborazioni con gare famose per la loro bellezza e il loro spirito e parteciparvi sia come atleti sia come progetto.
  4. Creare un fondo speciale dove verranno convogliati tutti i fondi raccolti con le diverse iniziative e dedicarli a un progetto umanitario scelto di anno in anno.
  5. Creare una linea sportiva di abbigliamento e accessori tecnici I RUN FOR FIND THE CURE sulle necessità degli atleti.
  6. Crescere costantemente sulle proposte degli atleti stessi. Ogni atleta è parte pulsante del progetto, le iniziative e le attività sono illimitate.

Come si inizia a far parte di I RUN FOR FIND THE CURE? Iniziare è facile e senza effetti collaterali.

Per far parte del team basta :

- procurarsi uno qualsiasi dei “pacchetti uniforme” I RUN FOR FIND THE CURE

- lasciare una mail di contatto e le generalità

- seguire le istruzioni.

Pacchetto uniforme I RUN FOR FIND THE CURE (donazioni minime)

Amatori: Maglia manica corta cotone –10 euro

Atleti : Maglia manica corta tecnica –15 euro

Maglia manica corta tecnica + maglia manica lunga cotone – 30 euro

Maglia manica corta tecnica + maglia manica lunga cotone + felpa – 50 euro

Le seguenti donazioni minime sono riservate agli iscritti al team I RUN FOR FIND THE CURE, per il pubblico i prezzi sono superiori ( maglia manica corta 15, maglia tecnica 17, maglia manica lunga 20, felpa 30)

Le uniformi e, a breve, anche tutto il materiale tecnico fanno parte del progetto “FAIR WEAR”, (indossa onesto) un progetto dentro il progetto: sono disegnate direttamente da atleti I RUN FOR FIND THE CURE e prodotte in India dal sarto locale Govintharaj della FTC Factory, che da anni supporta lavoratori locali in difficoltà economiche.

Quali sono i primi passi di I RUN FOR FIND THE CURE?

  1. Cominciare a partecipare a più gare possibili e il più numerosi possibile.
  2. Cominciare a portare il messaggio e l’idea in giro per strade e sentieri di tutta Italia.
  3. Pubblicare un calendario eventi speciali per il 2012 per gareggiare e ritrovarsi.
  4. Pubblicare sul sito una galleria fotografica degli atleti I RUN FOR FIND THE CURE presenti a gare.
  5. Cominciare a costruire una rete di comunicazione e un senso di appartenenza al team.
  6. Valutare tutti i tipi di proposte degli atleti compresa la possibilità di organizzare gruppi omogenei/squadre per partecipare a gare delle diverse discipline.

N.B. I RUN FOR FIND THE CURE non si sostituisce a un associazione sportiva, ma è una motivazione in più per correre. Sono possibili personalizzazioni delle maglie per squadre e società sportive, e collaborazioni in eventi.

Vogliamo iniziare… poi correndo si va lontano: le cose si faranno e anche tante.

Per qualsiasi info, proposta, contatto, collaborazione o per ricevere aggiornamenti scrivere a

 

runfor@findthecure.it

www.findthecure.it/run-for-ftc.php

 

Tutto il materiale I RUN FOR FIND THE CURE lo potete trovare nelle sedi operative di Find the Cure a Ceriale in piazza Lombardia 13 e ad Asti in via Quintino Sella 27. Consultare il sito www.findthecure.it per gli orari.

Per il 2012 il progetto umanitario per il quale si corre è: SCUOLA ELEMENTARE DI NEEDLOOR, in INDIA DEL SUD.

 

Buona corsa atleti!

 

 

Buon Natale 2011

24 dic
2011

La nostra cartolina di Natale è la foto di un prato, con degli scavi e dei pilastri e un trattore. Un prato del villaggio di Nedloor, alla periferia della megalopoli di Shamshabad. Li sorgerà e sta gia nascendo la scuola elementare di Nedloor, dove i fondi di queste settimane di regali presso FTC sono già partiti per la loro destinazione e stanno prendendo forma.

Un Buon Natale a tutti voi, perchè avete tenuto il cuore aperto e generoso e avete compreso ancora di più che se anche la crisi è in corso questi paesi vivono la crisi tutti i giorni da sempre e non possono essere abbandonati.

Cari tutti, vi auguriamo un Natale carico di altruismo e di quella felicità che ne deriva.

Grazie di tutto.

 

BUON NATALE

 

BUON 5 COMPLEANNO FTC

22 dic
2011

BUON COMPLEANNO a tutti per il nostro 5 anno assieme.

GRAZIE di tutto, del supporto, della fiducia, della solidarietà dimostrata e dei traguradi raggiunti assieme.

AUGURI.

FIND THE CURE 22 dicembre 2006- 22 dicembre 2011

 

2007 AMBULATORIO RURALE DI KHOZINJAMPARA- INDIA

2007 CASA MALATI TERMINALI DI NANGUNERI – INDIA

2008 FURGONE PER DISTRIBUZIONE PASTI PER INDIGENTI – INDIA

2008 OPERAZIONE CUORE VICKY – UGANDA

2008 ORFANOTROFIO DI PONUGODU – INDIA

2009 DOPOSCUOLA BAMBINI TAMIL – INDIA

2009 AMPLIAMENTO MEDICINA INTERNA OSPEDALE DI MAPUORDIT- SUD SUDAN

2009 SCUOLA ELEMENTARE DI NANTIKOTUKUR – INDIA

2010 SOS TERREMOTO HAITI DISTRIBUZIONE FARMACI E ALIMENTI

2010 FIND THE BIKE, CONTAINER BICI PER STUDENTI – COSTA D’AVORIO

2010 OPERAZIONE EMERGENZA MANO MANOJ- TANZANIA

2010 SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA MSOLWA UJAMA – TANZANIA

2011 ORFANOTROFIO DI ODC – INDIA

2011 ORFANOTROFIO DI ANTARVEDI – INDIA

2011 ORFANOTROFIO DI MACHILLIPATNAM – INDIA

2011 CLINICA HIV/AIDS MAPOURDIT, SUD SUDAN

2011 MENSE PER SCUOLE TERREMOTATE – HAITI

2011 SECONDO PIANO ORFANOTROFIO DI PONUGODU – INDIA

dal 2008 SUPPORTO A DISTANZA DI BAMBINI

dal 2008 SUPPORTO A DISTANZA DI MALATI

dal 2011 SUPPORTO A DISTANZA DI ANZIANI ABBANDONATI

 

28 MISSIONI ALL’ESTERO, INDIA-AFRICA-HAITI

145 VOLONTARI PARTITI PER MISSIONI ALL’ESTERO

Grazie a tutti coloro che hanno creduto avendo in mano solo un terreno di piante da cocco.

Buon compleanno

 

 

 

8 dic
2011
di e con Davide Sgorlon, Esther Ruggiero
musiche originali Davide Sgorlon
suggestioni sceniche di Francesco Fassone

immagini Fotogramma 25
in collaborazione con Find the Cure e con il patrocinio di CIRCOSCRIZIONE 8
Ogni movimento ha un suo motore, una sua ragione, una scintilla che innesca il processo di andare verso qualcosa: di meglio, di allettante, di sconosciuto. Da sempre si va. Alla ricerca. Ma è nell’incertezza dell’approdo e – talora – nella certezza del non ritorno che si costruisce il solco profondo dei migranti. Di quelli che vanno per cercare la vita. A volte in assoluto, a volte la propria. “C’è chi è lieto di fuggire una patria infame; altri, l’orrore dei propri natali. Per non esser mutati in bestie cancellano lentamente la traccia dei baci”, scriveva Baudelaire.
Il progetto nasce dall’esperienza editoriale di Find The Cure Mamma vado a vivere in Italia, un volume edito con il sostegno della Provincia di Savona che raccoglie venti storie di migranti partiti da tutto il mondo per trovare un approdo in Italia, e più precisamente nelle terre del savonese. Sono storie profondamente diverse, che portano con sé mondi distanti, da noi e tra di loro, ma che hanno tutte la radice comune della ricerca della dignità, di quel valore umano che dovrebbe essere imprescindibile alla vita stessa. Disperazione, povertà, paura, ma anche solo speranza o desiderio di realizzarsi, in una ricerca di equilibrio che funambolicamente governa in eterno i destini degli esseri umani e dei popoli. E in un momento storicamente, culturalmente, economicamente fuori equilibrio, in cui i piatti della bilancia si distanziano ogni giorno un po’ di più, in modo drammatico, ci sembra importante raccontare le storie di chi – con una forza immensa – il suo piccolo equilibrio forse l’ha trovato. E di chi, invece, no.
Parole e musica dal vivo, immagini e suggestioni sonore.
Un piccolo massaggio cerebrale multimediale per attivare pensieri, emozioni, tracce interiori che tutti ci portiamo dentro. La lettura/narrazione è accompagnata dalle immagini di chi quelle storie le ha vissute in prima persona, dalle immagini che – in questo particolare momento storico – tutti abbiamo negli occhi e che forse non vediamo più, dai suoni lasciati e ritrovati, dagli echi delle voci graffiate dalla vita. Una giostra. Funambolicamente in cerca di un equilibrio, appunto.
Per ricordarci che nessun approdo è un arrivo. Mai
 

Ultimi giorni..

Titolo: Gita di classe..ops..di missione!

Ci ritroviamo a cena dopo un tranquillo sabato di visite, felici per la giornata che ci attende domani alla punta più a sud dell’India, ovvero Kanyakumari. Siamo convinti che una volta ritirate anche le maglie di FTC in arrivo da Tirippur, la nostra missione sarà completa.

Però, visto che domenica è sempre domenica, le sisters decidono un piccolo cambiamento di programma…ci vogliono portare a messa, “big feast”. La meta è il villaggio di Sister Rossella, la superiora che l’anno scorso ci ha accolti qui a Meenthulli per la prima volta lasciandoci un meraviglioso ricordo. Accettiamo di buon grado. Programma: sveglia alle 5, 3 ore di macchina, messa di 3 ore (cantata), colazione ore 10.45, pranzo ore 11.20 nella nuova casa missione di Sadayalputhoor e poi via…Kanyakumari, rapido giro, foto di rito, tramonto (foschia permettendo). Saluto alle sister di Nanguneri sulla via del ritorno, the improvvisato, canti finali con le 14 novizie e rientro a casa al buio, dopo piccola spesa di frutta, alle ore 21.30. ma perché non abbiamo fatto un bel medical camp da 300 pazienti???

Lunedi’ e martedi’ li passiamo tra pazienti e l’attesa delle maglie; quando gli accordi sono tra Govindaraj, il nostro splendido uomo del cotone a Tirippur, presidente e Sister, tutto può accadere…infatti. Tutto fatto per l’arrivo domenica notte a Sankarangovil, 30 minuti dalla missione..poi forse lunedì pomeriggio..massimo entro martedì mattina…”guarda che partiamo mercoledì”…bene, alle 16 di lunedì si parte con destinazione paese dopo quello previsto a due ore dalla missione in macchina. Una volta arrivati, in una stradina buia trovata con l’aiuto di una decina di indiani, in una piccola casetta ci attende un piccolo omino che tra le candele e le scartoffie ci consegna le 2 grandi sacche. 100 Kg. Firma e saluti, poi il piccolo omino prende una delle due sacche di ugual misura, la carica sulla sua testa e la porta in macchina. La seconda la portiamo in 4 tra le risate generali.

Ad una prima ma rapida occhiata forse pensiamo che solo l’ ”Achille Lauro” potrebbe avere una stiva così grande da contenerle, ma poi fedeli seguaci della storiella dei 5 elefanti nella 500, riusciamo a farle stare nei borsoni. Il presi ha sempre ragione. Anche perché il suo messaggio recitava: “ le maglie rientrano in Italia, decidi tu chi resta giù del team”.

Negli ultimi giorni, tra gli altri, visitiamo tre ragazzi di 21, 15 e un piccolo di 4 anni che decidiamo di inserire nel programma “adotta un malato”. Si tratta di un ragazzo epilettico, già segnalatoci dal gruppo precedente, al quale abbiamo già portato dall’Italia la nuova terapia consigliata da una nostra amica neurologa Alessandra di Asti. La problematica di cui soffre è secondaria a numerosi granulomi cerebrali che rendono spesso inefficaci le terapia in atto, motivo per il quale deve spesso modificarle con spese non sostenibili dalla famiglia che quindi purtroppo soprassiede. Il secondo presenta invece un esito post-traumatico al femore sinistro, dall’età di 3 anni , e mai trattato per i costi elevati. Ciò ha determinato un accorciamento della gamba di quasi 10 cm che rende la sua andatura , oltre che difficoltosa, anche molto dolorosa. L’obiettivo è portarlo all’intervento.

L’ultimo presenta invece una grave valvulopatia aortica a seguito di una febbre reumatica contratta in eta’ neonatale. Le sue condizioni attuali sono discrete, le crisi respiratorie si sono attenuate per la terapia medica recentemente inserita, ma la sua vita e’ quella di un grave cardiopatico. Ovvero una vita di assoluto riposo in un bambino pieno di energia e curioso delle corse dei suoi coetanei. L’opzione e’ l’intervento cardiochirurgico. Ci proveremo. Questo programma,”adotta un malato”, presente in ogni missione, riveste per noi, ma soprattutto per i pazienti, una grande importanza. Significa, come per adotta un bambino, di poter migliorare la loro qualità di vita per sempre, riportandoli e garantendogli una normalità che qui è davvero fondamentale. Intanto continuiamo a fare visite e ad immaginare il nostro rientro in Italia, ripensando alla missione che sta terminando, con un filo di malinconia e una grande felicità.

Torniamo a casa davvero carichi, e non solo di maglie.

A presto…

Gaia, Elena, Monica, Andrea

 

 

 

17 novembre 2011

Rientriamo a Meenthulli per la terza parte di missione. Siamo in attesa di proseguire gli incontri organizzati da sister Silvie per capire tempi e reali possibilità di avvio della maternità, non trascurando l’attività dei dispensari. La stessa infatti, proseguita anche in nstra assenza, seppur con un fitto scambio di telefonate per consigli dal Karnataka, come già avuto modo di ricordare in altre occasioni porta tra i 60 e i 100 pazienti al giorno non equamente suddivisi tra i 2 ambulatori, ma pazientemente ascoltati e trattati ad ogni ora. Giorno e notte.

Stiamo inoltre completando una specie di grande linea guida per bambini e adulti, già iniziata dalla prima parte di mission X in talminadu, con tutte le patologie più frequenti e le terapia più appropriate ma soprattutto logica chiara e compatibile con questa realtà, anche nel bilancio economico. Una specie insomma di prontuario indio-astigiano-genovese –pietrese basato sulla nostra “grande” esperienza provata e garantita da anni di studi e dalla loro “umile” pratica quotidiana, a cui son arrivati dopo “appena” un decennio passato tra studi e seminari, fondato però solo” sulla gestione giornaliera di centinaia di pazienti!

Buona collaborazione. Ne siamo davvero felici.

La sera di giovedi’ abbiamo un incontro con il Dottor R. Maria Selvam, diabetologo, medico responsabile del dispensario, ovvero colui che ne ha garantito l’apertura e che ne permette il lavoro quotidiano anche se a distanza. Appuntamento ore 20 nel suo studio di Kovilpatti, ad un’ora di macchina da noi, lui lo raggiunge ogni giorno dopo aver passato la mattina all’ospedale governativo ed il primo pomeriggio nella sua clinica privata. E’ un uomo solare, sorridente, brillante, attento ed estremamente razionale. Per fortuna e purtroppo. Ci lascia una grande impressione, ma anche la certezza che la maternità rimarrà al momento solo un sogno. Non ci sono infatti ginecologi disponibili in zona, e poi ancora meno sarebbero quelli disposti a fare 2 ore tra andata e ritorno per gestire magari solo un parto naturale. E se ci fosse una complicanza? Se in realtà alla richiesta di aiuto non si trovasse un medico in grado di gestire l’emergenza? Quali sarebbero i tempi e i mezzi necessari a trasportare una partoriente in un posto sicuro, dotato anche di sala operatoria?

Non sono domande alle quali abbiamo cercato di dare una risposta solo adesso, probabilmente anche le garanzie che tutto ciò si potesse ottenere come noi speravamo erano basate su certezze che le sisters avevano ricevuto e che ora purtroppo urtano violentemente contro una realtà sanitaria differente anche per loro. L’India sta cambiando. I parti in casa sono quasi scomparsi, i pazienti, anche quelli più poveri, pretendono, accettandone il prezzo, la presenza di un medico, soprattutto in occasione di un parto. Il medico ci ricorda anche che qui “HEALTH IS BUSINESS”, lo tranquillizziamo in questo senso, perche’ la nostra realtà italiana non è poi cosi’ lontana. Ma non e’ la nostra idea. Non lo è qui e non lo è da noi. Si potrebbe forse, tra mille difficoltà, creare un centro maternità simile alle esigenza richieste, quindi attrezzato per ogni emergenza..ma a che costo per il paziente? Con quali rischi per chi, come le Sisters, si occupa con tanta efficienza di tante problematiche sanitarie prima non gestibili in questo villaggio per distanze e costi elevati?

Impariamo ancora qualcosa di nuovo. Stiamo cambiando noi, sta cambiando il rapporto medico-paziente, finalmente. Anche qui. Il Dr. Selvam infatti non tralascia, con un briciolo di soddisfazione, di ricordarci che ieri su un grande giornale nazionale è apparsa la notizia della sospensione di due medici dell’ospedale governativo, poiché non  presenti nel momento del bisogno in quanto impegnati altrove, ovvero nella loro attività privata. Finalmente, pensiamo…E mentre pensiamo questo, il nostro interlocutore ci accompagna nella direzione giusta. Era già tra le nostre alternative.

Ma ora sappiamo che questa struttura avrà un ruolo altrettanto importante. Sarà sicuramente qualcosa. Diventerà una specie di osservazione breve per patologie gestibili dalle Sister e frequenti in queste zone, ovvero febbri resistenti, malaria, disidratazione da diarrea profusa, difficoltà respiratoria in pz asmatici e bronchitici cronici e altre situazioni cliniche non valutabili solo con una visita.

Proprio per chiudere il cerchio di questa gestione clinica, attrezzeremo un piccolo laboratorio per poter eseguire gli esami utili ad una diagnosi più di certezza. Per fare questo ci avvarremo della collaborazione, retribuita, di una giovane tecnica di laboratorio che abbiamo conosciuto personalmente, che abita a 200 metri dal dispensario. Purtroppo non da subito. Lei da 15 giorni ha partorito il secondo figlio e deve completare con due mesi di pratica, aprile e maggio 2012, il suo percorso formativo presso un ospedale di Chennay.

Insieme a Sister Giuseppa, superiora della missione di Meenthulli, si decide di riservare alcuni letti della nuova struttura per l’accoglienza e la gestione anche a lungo termine di anziani abbandonati a causa di difficoltà familiari, lavoro e soldi.

Non abbiamo fatto un passo indietro, solo uno di lato. Ma sempre in avanti. Siamo cresciuti. E ce lo diciamo.

Dimenticavo…domani Gaia ci fa il porota….la vita và avanti.  più forte

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scuola dei sordo muti

scuola dei sordo muti

8 novembre
Passin passetto l’attività dell’ambulatorio/dispensario prende vita anche nei nostri ritmi. Abbiamo stabilito anche i turni per le emergenze notturne, Gaia/Elena e Andrea/Monica, sempre a discrezione di sister Silvye che gestisce bene con capacità ed esperienza ogni paziente.
Vediamo molte febbri, regalo di piogge insolite per questi luoghi, e tante sindromi gastrointestinali con e senza sangue e vermi, soprattutto nei bambini. Questi bimbi pesano qualche chilogrammo in meno rispetto ai nostri bimbi occidentali della stessa età, ma sono nel complesso ben seguiti da genitori, maestri e sister della missione.
Nel pomeriggio abbiamo l’incontro con la ginecologa ed il pediatra della clinica privata di SankaranKovil, nostro possibile appoggio ma soprattutto cartina tornasole per la nostra maternità. Ci parlano di 350 parti all’anno, con il 50% di cesarei, di esami di laboratorio e visite mensili con ecografia 3 volte durante la gravidanza…
Ci sentiamo piccoli, pensiamo che il sogno si allontani fino alla lista della spesa: parto semplice 10.000 rupie, parto cesareo 30.000 rupie, visita semplice 2.000 rupie, visita con ecografia 3.000 rupie, esami di laboratorio 1.000 rupie, ecc…
Ora ci guardiamo più rilassati. La realtà di Meenthulli è troppo lontana da questi prezzi. Bisogna continuare. Fino al nostro naso, ma continuare.
Il rientro prevede ultime visite ai pazienti, cena e riposo…servirà per corpo e anima.

9 e 10 novembre
Giornata dedicata alle visite e alla cura di Lupo. Confidiamo nella sua ricca assicurazione sulla vita ma scopriamo a malincuore che non prevede malattia ma solo incidenti. Decidiamo di curarlo ed eventualmente di lasciarlo in mezzo ad una strada. Moglie avvisata. Guarirà per fortuna.
La sera ci dividiamo, Monica/Gaia nel dispensario vicino ed Elena/Andrea proseguono con il lavoro in missione. 60-70 pazienti al giorno vengono trattati con successo, tornano i giorni successivi ai controlli guariti, e ringraziano per questa possibilità in più.
Facciamo il paragone con i medical camp e pensiamo che a volte nei villaggi nel medical camp fà più gola il farmaco che non il medico e la sua visita ma sappiamo bene la valenza del messaggio e gli obiettivi che ricerchiamo. Con i dispensari invece si riesce a gestire un paziente più all’italiana, nel senso buono del termine, e poi si ha la possibilità di rivederlo e quindi di capire errori o sottodosaggi e quindi di crescere insieme a loro.
Tra i pazienti di oggi ci portano una piccola di 1 mese di 1.9 kg con febbre da 3 giorni, già visitata presso l’ospedale governativo. Condizioni generali buone. Si modifica la terapia antibiotica nel dubbio di una sepsi neonatale e si accorda per una nuova valutazione il giorno dopo. Il suo sfebbramento è coinciso con la nostra gioia ma persistono i nostri dubbi sul suo futuro.
Il giorno dopo partiamo per Theresapura in Karnataka.
Mattino dedicato alle visite e pomeriggio ai saluti e alle borse di Lupo rientrante in Italia. Ci portano in stazione a Kovilpatti dove ci attende il treno per Mysore con cuccette (visto il precedente viaggio “difficile” dei colleghi di Mission X). Lupo in stazione apprende del ritardo del suo treno, lo lasciamo tra gli abbracci certi di ritrovarlo li’ tra 5 giorni. Non sarà cosi.

11 novembre
Arrivati a Mysore dopo un viaggio in treno da signori dell’ottocento. Arriviamo nella più occidentale delle città indiane distinguibile solo dalle mucche in mezzo alla carreggiata che brucano l’erba e non si spaventano per la presenza di traffico e clacson suonati in continuazione.
Abbiamo avuto modo di parlare e preparare i prossimi giorni in Karnataka con un principio sempre più vero di qualcosa di unito. Non ce lo siamo ancora detto, ma stiamo bene e siamo diventati senza accorgercene questo: un gruppo in missione.
Nella sede provinciale delle Sister of our lady of Mercy di Mysore facciamo visita ai 150 bambini sordomuti della scuola che da anni è la loro principale occupazione. A loro le sisters garantiscono studi attraverso la comprensione di un linguaggio per un futuro scolastico in istituti per bambini “normali”.
Rimaniamo colpiti dalle insegnati, dalla loro dolcezza e dal rapporto che hanno con questi ragazzi. Queste cose semplici come leggere e scrivere per loro vogliono dire capire il mondo che li circonda cioè il punto da cui noi “normali” partiamo e che spesso non apprezziamo fino in fondo.
Mangiamo, riposiamo e partiamo per Theresapura.
Sister Daisy guida sicura verso la sua missione attraverso scenari improvvisi e meravigliosi che ci riportano al Kerala e ai nostri viaggi di spostamento nella terra indiana.
Arriviamo con il buio nella loro piccola dimora che sarà un po’ anche nostra per questi giorni.Li’ vivremo in un piccolo distaccamento della missione, possibile ostello per i bambini della scuola, umile ma perfetta per i nostri bisogni. Mangiamo e andiamo a riposare. Domani inizieremo con i bambini della scuola e al pomeriggio primo medical camp. Orsi permettendo.
12 novembre
Dopo una buona colazione all’indiana al mattino ci dedichiamo alla visita dei 45 bambini della scuola della missione. Tutti i bimbi passano tra le nostre mani…Gaia guarda gola e orecchie, Andrea ausculta i toraci, Elena si dedica alla pelle e capelli e Monica toglie i tappi di cerume dalle orecchie. Li troviamo in buone condizioni, a differenza della struttura della scuola, che apparentemente sembra in buono stato ma le Sisters ci dicono essere a rischio di caduta in quanto costruita sul tufo e fatta di fango.
Al pomeriggio , nello stupore generale, i pazienti del medical camp sono pochi. Ci spiegano che questo è il periodo della mietitura (ovviamente manuale) ed in previsione delle piogge dei prossimi giorni i vari “pain” possono aspettare.
La sera, chiusi nelle nostre stanzette, sentiamo un rumore insolito…sarà forse l’orso??? Ci affacciamo con gli occhi pieni di speranza protetti dal cancello…
13 novembre
Sveglia ore 7.30, colazione ore 8 (messa permettendo) e medical camp ore 10 fino alla fine dei pazienti. Ci aspettava questo e di questo parlavamo la sera prima tra una vittoria di Monica e l’altra a UNO, nella nostra dimora “basic”.
A parte gli orari rinviati di 30 minuti per la durata della messa abbiamo fatto come sempre ogni altra cosa. In più. I pazienti alla fine saranno 40, molte infiltrazioni per ginocchia usurate dall’artrosi, scabbia (e vista la difficoltà di ottenere la bollitura di vestiti trattiamo sempre tutta la famiglia), ipertesi mal controllati per la “terapia fai da te” e pain di ogni genere.
Come a Meenthulli la minuziosa, silenziosa e costante dedizione di Sister Daisy con il suo dispensario, permette agli abitanti del villaggio una buona salute e una prosecuzione delle cure.
Tra le cose non previste: la mungitura della mucca, il contratto di Elena come nuova lavorante agricola, le corse di Gaia che pur di non scrivere il blog fotograferebbe tutte le formiche, le prime parole in inglese (mah?) di Monica, ma soprattutto la valutazione già iniziata dal primo gruppo di Mission X e programmata attentamente dal presidente, della nuova scuola con l’ostello e un dispensario più grande, possibile nostro progetto futuro insieme al Father e alle Sisters. Siamo felici. Credevamo di scomparire tra le teste dei pazienti in attesa ed invece come un pugno forte portiamo a casa qualcosa di più grande.
Ora che anche Daniele è rientrato in Italia portiamo con felicità le nostre piccole bandierine in giro per l’India sapendo di avere ancora molto da fare. Gruppo fatto. A parte la piccola fortuna di Monica a carte.
A presto.

14 novembre
La nostra giornata incomincia con l’educazione di Gaia alla cucina indiana. Prima lezione: POROTA. Li mangeremo a colazione. Promossa.
Puntuale ma inaspettata la nostra clientela ci si paventa di fronte all’apertura del medical camp. I 60 pazienti visti nei due giorni precedenti ci hanno fatto buona pubblicità. Ne siamo felici. Alla fine della giornata ne conteremo 130 in 6 ore con piccola ma gustosa pausa pranzo. Tante infiltrazioni, molte infezioni cutanee soprattutto tra i bambini della scuola vicino, i primi riscontri occasionali di ipertesi e poi tanti pain tra i mietitori da finire tutti i farmaci iniettivi portati dall’Italia. Infatti qui è molto tipica l’iniezione intramuscolare. Più brucia, più è colorata, più dovrebbe far bene. “Satisfaction” ci chiedono giustamente i pazienti, quindi dopo la nostra visita è consueto seguire la loro volontà…spesso basterebbe sorriso e pastiglia ma non ci rifugiamo nella solita ottusità della nostra professione e seguiamo la loro preferenza di modalità di somministrazione.
Alla fine siamo stanchi, sorridiamo alla vista di un carretto guidato da 2 mucche che funge da pulmino per una trentina di pazienti del villaggio vicino.
Nonostante l’ora tarda chiediamo a Sister Daisy di poter visitare i villaggi vicini dai quali fino a 10 km arrivano i bambini della loro scuola prelevati con cura dall’autobus della missione ogni mattina, 6 volte alla settimana per 10 mesi all’anno. La scuola costa quasi 6 euro al mese a studente per 10 mesi per 45 studenti. Il gasolio quasi come in Italia. I conti sono presto fatti…per tirare avanti, visto che spesso le famiglie non riescono a pagare, bisogna sudare.
E ora qui è inverno. Non solo adesso ci sembra.
Attraversiamo i villaggi con la luce crepuscolare, momento più bello della giornata: chi rientra dai campi dopo una dura giornata di lavoro, chi raccoglie l’acqua dai pozzi, chi porta il latte appena munto nei contenitori d’acciaio, i bimbi che si lavano con i secchi d’acqua all’aperto. Un’esplosione di vita immersa in villaggi colorati…la caratteristica del Karnataka sono i colori delle case: vivaci e brillanti…piccole “Burano” locali.
Ci sembra grande il lavoro delle sisters come l’intesa con il Father della casa a fianco che collabora con loro tutto l’anno. Grande è stato il calore che abbiamo ricevuto…speriamo solo di averne restituito una parte.
Avremo modo di rifletterci su. Domani torniamo a Meenthulli, Tamil Nadu. Sveglia alle 5, 6 ore di auto, 16 di treno e poi all’arrivo dispensario…perchè allora ridiamo?

15 e 16 novembre
Partenza per Meenthulli.
Rispettiamo il programma stabilito ieri con una piccola e gradita variazione, il Father della missione di Theresapura decide di accompagnarci in stazione con la sua macchina ed il suo autista, dicono il più veloce. Partenza ore 7, prima tappa colazione a base di doosa piccanti sulla strada…Gaia sceglie la torta di ieri sera, preparato dalle Sisters per il nostro arrivederci, Andrea il digiuno, Eonica e elena, esofago di amianto, apprezzano, finiscono e ringraziano.
Ci fermiamo poco dopo per raggiungere un tempio nella località di Shrvanabelagoola, situato a 700 gradini dalla strada, meta di pellegrinaggio per i malati e soprattutto per i turisti da ogni parte del mondo. Piccolo shopping finale e poi via verso Mysore con i polpacci in fiamme.
Prima di andare nella sede provinciale delle Sister ci portano anche a visitare il palazzo del re, magnifica ed imponente costruzione di fine ottocento, attrazione grande di questa città.
Pranzo, riposo, shopping e poi andiamo in stazione.
Ci lasciamo tra le lacrime, abbracciando calorosamente il Father e Sister Daisy e alle ore 18 in punto il treno inizia la sua corsa verso Kovilpatti e noi la nostra partita ad uno. Ceniamo, dormiamo e alle ore 10 arriviamo a destinazione, Sister Silvye già sul binario ci aspetta con il furgoncino della missione. Siamo felici. Ci sembra di tornare a casa ma, come succede spesso anche nella nostra di realtà, qualcosa cambia…apprendiamo da S. Silvye che la bimba di un mese non ce l’ha fatta. Dopo un iniziale miglioramento le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso riferito dalla clinica privata per cause sconosciute. Apprendiamo inoltre che è il secondo filgio di questa giovane donna ad avere stessa sintomatologia, stesso esito sempre alla stessa età e sempre per cause sconosciute. L’amarezza è tangibile ma la naturalezza e la serenità della comunicazione di tale notizia aggiungono ancora qualcosa alla nostra esperienza indiana. Difficile trasportare queste sensazioni nel nostro quotidiano italiano.
Mangiamo, riposiamo e poi ricominciamo le visite ai 2 dispensari.
Dopo la cena ci attende il riposo serale..speriamo fino a domani mattina.

 

Secondo gruppo Tamil Nadu Elena, Gaia, Monica e Andrea.

Arrivati. Dopo un lungo viaggio di avvicinamento alla seconda parte di mission x a menthulli riprendiamo confidenza con usi, costumi, strade e colori indiani sempre piu’ familiari. Ci basta poco. Anche per capire che lupo guida peggio di Isaac, il nostro vecchio e amato autista, cioe’ meglio, ma qui non e’ facile apprezzarne la differenza nei sorpassi e nei rientri in carreggiata repentini. La sua disinvoltura nella guida sono il nostro piu’ grande pensiero ora. Assicurazione fatta in sicurezza.

Arriviamo dopo le tre settimane passate qui dai nostri compagni di ftc della prima parte di missione e troviamo grandi progettazioni e un ottima preparazione di missione e medical camp. La felicita’ e’ anche quella di non poter usufruire dei presagi di Silvia, dei viaggi organizzati dal presidente, dei piedi di Anna che occupano 2 posti in macchina e della fantastica parola abburratata di Eleonora dopo Xamamina. Scherzi a parte ci mancheranno. La domanda che ci facciamo gia’ in aereoporto e’: “ma proprio Lupo doveva restare?”

Quello che ci proponiamo di portare a termine in questa missione e’ cercare di attrezzare per un futuro avvio la maternita’ finita, ma ancora lontana dal poter essere un ritrovo sicuro per le gravide della zona, cosa molto preziosa a tutti. Troviamo comunque sister cosi’ orgogliose ed entusiaste di partire col progetto che pensiamo, fino al naso, di poterci riuscire. Per questo motivo abbiamo fissato con la ginecologa, dell’ospedale piu’ vicino, ma privato, possibile nostra risorsa umana, un appuntamento per poterne sapere di piu’ sulle metodiche indiane di preparazione e gestione del parto. Intanto, proseguiamo con le visite al dispensario della missione e presso il piccolo studiolo del paese vicino. Le persone vengono fiduciose, i pazienti visti le settimane precedenti stanno meglio, portano altre persone, sono aumentati sia i pazienti che i confronti terapeutici con le sister-nurse che lo mantengono in vita tutto l’anno con grandi risultati e ottima preparazione, frutto di corsi di aggiornamento continui e di collaborazione con un medico della citta’ vicina. Lunedi mattina, giorno di festivita’ musulmana partiamo per medical camp vicino alla missione, pazienti in discrete condizioni generali, molti bambini, per la felicita’ di gaia, non riceviamo la solita moltitudine di pazienti anche per il lavoro quotidiano dei due dispensari. Finiamo alle 12.30, 50 pazienti visti in 3 ore tra sorrisi e molte corse con i bambini del villaggio. Morale alto. Tempo buono, piove poco niente, molto verde intorno, sole… dimenticavo.. lo stregone-banana e’ partito.. sara’. A presto.

Aggiornamento dell’ultima ora: stregone Silvia ci ha fatto capire che ci vede. Piogge torrenziali ci accompagnano nel rientro dalla visita al tempio. Lupo con patente nautica ci riporta a casa sani salvi e fradici. Scusaci.

 

Riprendiamo il viaggio per Ponugodu il 6 e ci sembra quasi di non essere in India: viaggio in un luxury pullman (così lo chiamano) con aria condizionata e semivuoto. Ma la prima frenata brusca e l’immancabile ritardo causa imbottigliamento nel traffico ci riportano subito alla realtà. Arrivate a Kodada veniamo schiaffeggiate dal caldo torrido e scioccate dalla guida molto sportiva di padre Jacob. A Ponugodu siamo ospiti di 3 padri: Jacob, Jesus e Raju. Ad accoglierci, oltre i bimbi dell’ostello, troviamo anche il nostro Areep, che però è più taciturno e meno sorridente del solito: due giorni prima ha preso una scossa elettrica prendendo in mano un filo scoperto e ora ha due dita gonfie e tagliate, ma veniamo tranquillizate da Jesus che si sta occupando della sua medicazione. L’ostello è bellissimo, il secondo piano è venuto proprio bene. Molto più spazio per i bambini, una grande stanza studio e una stanza per i giochi  .Padre Jesus è il loro affettuosissimo responsabile, padre Raju è il direttore della medium school e padre Jacob si occupa della supervisione del tutto e di insegnare a scuola.

Anche il food program procede bene: oltre al consueto pasto vengono distribuite anche caramelle e banane. Ritroviamo le vecchiettine di sempre e sono felici di vederci!!

I giorni trascorrono tranquilli, tra le attività del programma adozioni, i canti, i giochi, i balli con i bimbi (siamo riucite a far ballare anche la PAT e il che è tutto dire!!), le serate in terrazza a godere del cielo stellato e della pace di quella che sembra una Betlemme indiana, le escursioni fuori porta alla scoperta del quanto mai presepico villaggio e dei suoi abitanti, i consueti e interminabli acquisti di materiale mancante per l’ostello, le squisite e abbondanti mangiate con i fathers (a inizio missione chi era stato a dire che forse saremmo tornate dimagrite??) e le immancabili risate  riguardo ai nostri strafalcioni in inglese e in italiano (piccolo dettaglio trascurabile…tanto è solo la nostra madrelingua!!!abbiamo già preso in considerazione di imparare il linguaggio dei muti al nostro rientro!!). L’unico attimo di frenesia (oltre la babydance e le gare di carambola di cui Pat e Roby non hanno ancora capito le regole) è stato il giorno 8 quando vediamo che la situazione della mano di Areep si è aggravata: di corsa all’ospedale per una pulizia accurata e l’acquisto delle medicine necessarie affinchè l’infezione non si trasformi in setticemia. Ora sembra che vada meglio e nei prossimi giorni chiameremo Jacob per avere aggiornamenti.

Inutile dire che ci sentiamo a casa anche qui: i padri sono impegnatissimi, ma riescono a stravolgere i loro piani a qualsiasi nostra richiesta e ogni dieci minuti ci dicono “as you prefer” quasi come se fossero loro gli ospiti; i bambini riescono a riempirci il cuore di gioia, a svuotarci piacevolmente il corpo di energie e a stupirci per la loro rapidità di apprendimento. Ancora più inutile sottolineare che vorremmo fermarci ancora un po’, perchè al momento della partenza sembra sempre di non aver lasciato niente, di dover fare ancora tanto, di non aver sfruttato a pieno il tempo…ma poi li guardi e dai loro sorrisi capisci che qualcosa hai dato, che tutti si ricorderanno di te e che nessuno ti volterà le spalle al tuo ritorno, anche se lontano…

Ciao ragazzi “ we hope to come back next year”

Ritroviamo I ragazzi del gruppo medico e Daniele sul treno…direzione Hyderabad…… direzione Italia!!!

 

 
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