Adotta un malato
FTC visita i paesi interessati dal progetto e verifica le necessità della popolazione locale. Il contatto diretto e l’analisi sono fondamentali, e sono la ragione dell’attività dei Free Medical Camp: campi mobili dotati di attrezzatura medica, che viaggiano nei villaggi rurali più isolati, dove i malati ricevono le prime cure mediche presso le loro abitazioni.
Nei Free Medical Camp sono stati visitati pazienti, bambini e adulti, in condizioni cliniche molto gravi, spesso in pericolo di vita, malnutriti e privi delle più elementari risorse igienico-sanitarie. Alcune delle patologie riscontrate si sarebbero potute curare con un intervento chirurgico, che quasi sempre resta nelle mani di cliniche private molto costose od ospedali governativi dove, a causa delle limitate disponibilità, il rischio di insuccesso è molto alto (vedi il Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale riportato a fondo pagina).
L’iniziativa "Adotta un malato" nasce per rispondere alle esigenze di quelle persone che vengono visitate nei medical camp e che non possono permettersi le cure necessarie.
Che cosa significa aderire al programma "Adotta un malato":
Offrire un aiuto economico fondamentale perché il paziente abbia accesso alle cure mediche di cui ha bisogno. La copertura delle spese sanitarie potrà essere parziale o totale e servirà a far fronte ai costi del ricovero e dell’intervento, che nei paesi aderenti al progetto FTC comprendono necessariamente anche i trasporti, il cibo, la presenza dei familiari accanto al malato.
La lista dei casi
ATTENZIONE: Nella pagina successiva, contenente le descrizioni dei casi clinici supportati dal programma adatto un malato, sono presenti alcune immagini mediche documentative.
Ma perché FTC ha ideato il programma "Adotta un malato"?
Perché la malattia è una delle prime cause di impoverimento.
Dopo l’indipendenza, nel 1947, la politica sanitaria del’India è stata scandita da programmi quinquennali, la responsabilità dei servizi sanitari spartita tra Governo nazionale e Governo degli Stati (essendo l’India una Repubblica Federale). Da allora sono stati compiuti grandi progressi nella salute della popolazione: la speranza di vita alla nascita è passata dai 32 anni agli attuali 64-65. Nel 1947 il settore privato rappresentava solo il 5-10% dell’assistenza sanitaria del Paese, ma con gli anni la sua presenza si è progressivamente allargata e oggi l’India è tra i Paesi con il più alto livello di sanità privatizzata, circa l’84,6%. La percentuale della spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL è diminuita nel tempo e, attualmente, si aggira intorno allo 0,9%. Questo significa che la spesa sanitaria totale pro-capite è di 30 dollari, di cui la spesa pubblica è solo il 20%, 6 miseri dollari all’anno per abitante.
Tutto ciò che conseguenze ha portato?
Una pressoché totale privatizzazione dei servizi sanitari. La qualità dei servizi pubblici è generalmente di infimo livello, le strutture pubbliche sono abbandonate a se stesse, prive di attrezzature e di farmaci, inutilmente affollate con interminabili liste di attesa, con medici che invitano sistematicamente i pazienti a rivolgersi ai loro studi privati (ma non dimentichiamo che nella maggior parte delle aree rurali le strutture sanitarie pubbliche sono prive di medici, a causa dei bassissimi stipendi e delle pessime condizioni di lavoro).
Gran parte della popolazione non ha alcuna forma di copertura assicurativa ed è costretta a pagare di tasca propria le prestazioni, tutto questa trascina intere famiglie al di sotto della soglia di povertà o le costringe a rinunciare a curarsi.